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Boer… Bear, cambia solo una vocale, che ci sia un legame? Molto spesso mi sento un orso (e qualcuno me lo dice pure). Sarà per questo che mi sento così attratto da questi animali?

Ma andiamo con ordine.

La giornata di oggi la dedichiamo ad una visita approfondita del parco nazionale del Denali e quando dico approfondita non sto scherzando: la Park Road è l’unica strada che si addentra nella riserva ed è lunga (udite udite) ben 150 chilometri! Ma non si tratta di una comoda strada asfaltata con le corsie di emergenza, strisce pedonali, stazioni di servizio e piazzole di sosta: la Park Road è una pista sterrata, stretta, in molti punti talmente stretta ed esposta su precipizi vertiginosi come quello che porta al Polichrome Pass, da mettere seriamente alla prova chi soffre di vertigini.

Fortunatamente la strada è chiusa al traffico privato. Un sistema molto efficiente di navette la percorre da un capo all’altro per tutta la giornata e i visitatori possono salire e scendere dai bus ogni volta che lo desiderano. Gli autisti sono molto simpatici e alla mano, chiacchierano amabilmente con i passeggeri e forniscono anche un minimo di informazioni geografiche e naturalistiche. Poiché uno dei motivi principali per cui si viene qui è la possibilità di avvistare animali selvatici, l’autista spiega subito ai suoi travel companions che se qualcuno avvista qualcosa sarà sufficiente urlare STOP! e lui si fermerà per darci il tempo di filmare, fotografare e ammirare l’animale, il panorama o qualunque cosa esso sia.

Quando ho programmato questo viaggio, avevo pensato che per questa tappa avremmo dovuto partire alla mattina presto, con la prima navetta disponibile. In questo modo la possibilità di avvistare animali, in particolare orsi e alci, sarebbe stata massima. Il fatto di essere ancora a inizio vacanza, con il jet lag ancora da smaltire del tutto, doveva semplificare le cose ed aiutarci a svegliarci presto, invece…

Invece per una serie di motivi arriviamo al punto di partenza solo alle otto e le navette sono tutte prenotate fino alle 10:00! Per me è una catastrofe, vengo assalito dall’assoluta certezza che non riusciremo a vedere nemmeno le cacche di un caribù! Figuriamoci l’orso grizzly, la creatura che ci ha spinti ad affrontare questo viaggio… Nemmeno un pelo di orso rinsecchito riusciremo a vedere!
Rassegnato e demoralizzato acquisto comunque i biglietti per la prima partenza utile e, dopo una lunga attesa, partiamo. Almeno il tempo sembra mettersi al meglio, dopo che nel corso della notte la pioggia aveva martellato il tetto della nostra cabin.

In effetti, anche solo i panorami infiniti che deliziano i nostri sguardi e l’arditezza del percorso che si inerpica sulle montagne sono una valida ragione per venire fin qui. Purtroppo il bus percorre decine di miglia e di animali non c’è traccia. Ogni tanto qualche passeggero dalla fervida immaginazione scambia qualche roccia bianca in lontananza per un bighorn sheep o un cespuglio per un orso e urla il fatidico STOP!, illudendo così tutti noi e costringendo l’autista a brusche frenate.

Poi, come per magia, iniziano ad apparire gli animali: prima dei caribù, poi delle alci, quindi una volpe. Ad ogni STOP! il nostro autista si ferma e ci aiuta a distinguere l’animale, alle volte ben mimetizzato nella tundra. Ma è verso la fine del nostro tragitto di andata verso l’Eielson Visitor Center, posizionato al mile 66 della Park Road, che avviene il miracolo. Non è uno STOP! che attira la nostra attenzione stavolta, ma un BEAR! BEAR! BEAR AT TEN O’CLOCK! Un bellissimo grizzly dal pelo bruno dorato sta trottando verso una piana, allontanandosi dalla strada dove evidentemente era stato disturbato. Apro il finestrino e getto fuori la videocamera, appoggiandomi con i gomiti all’autobus per stabilizzare la mia posizione e tirando lo zoom al massimo: lo inquadro perfettamente, a tutto schermo, riesco anche a stare abbastanza fermo, l’immagine risulta sufficientemente stabile e intanto mi godo il mio orso, il cui nome in inglese assomiglia tanto al mio cognome, a meno di una vocale.

Poco dopo vediamo un altro plantigrado. Questo se ne sta pacificamente sdraiato sull’erba, sollevando di tanto in tanto la testa per guardarci e dandosi anche qualche potente grattata sui cespugli. Magnifico! Mi viene in mente il mitico Baloo de Il libro della giungla, quando cantava “Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar!”

Sono felice! Abbiamo visto il nostro primo orso!

Facciamo ritorno e vediamo altri animali, principalmente caribù, ma i nostri occhi sono ancora estasiati dalla vista del grizzly, uno degli esseri più maestosi del pianeta.

Rientrati alla base andiamo a mangiarci una buona pizza nel villaggio di Canyon, alla Prospectors Pizzeria & Ale House, dove servono anche delle ottime birre artigianali prodotte in Alaska. Il locale è sullo stile della tipica roadhouse americana ed è un luogo molto piacevole dove trascorrere una serata. Domani: discovery hike!

P.S.: connettività limitata, appena possibile pubblicheró anche le foto!

P.P.S.: quarto giorno di vacanza e dobbiamo ancora incontrare un tedesco!

P.P.P.S.: sono le 23:00 e fuori è ancora pieno giorno!

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