Visioni

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Domenica mattina, mentre correvo lungo la Statale d’Alemagna, all’altezza di Borca di Cadore ho avuto una visione. Il campanile della graziosa chiesa di San Rocco, con la sua bifora e l’angelo in equilibrio sulla punta del tetto a cipolla. Il blu carico del cielo, irregolarmente screziato di bianco dalle nuvole vaporose. Una nuvola più compatta, schiacciata e allungata, galleggia a mezz’aria tra il paese e il bosco e, sopra ogni cosa, regale e maestoso come un principe vestito d’ermellino, il Pelmo tutto imbiancato di neve che domina la valle a ovest del Boite.

Mi sono fermato e sono sceso a contemplare quella meraviglia, che condivido qui sotto con tutti voi. Spero che vi piaccia.

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La vera forza delle organizzazioni

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Sto leggendo un libro di Antonio Candiello: “Economia, organizzazione e qualtà”, edito da libreriauniversitaria.it. Una frase, a pagina 12, ha colpito la mia attenzione:

Si pone quindi l’opportunità di far leva sulle competenze e sull’impegno del personale, vero patrimonio aziendale, e massima attenzione deve essere data alle esigenze di ciascun componente, favorendone la crescita individuale nell’organizzazione e assecondandone gli obiettivi motivazionali secondo modalità che richiedono un continuo aggiornamento.

È così semplice, così lineare, da sembrare persino banale: le organizzazioni sono fatte di persone e quindi per avere un’organizzazione migliore è basilare investire nel personale, nel “capitale umano”, come ormai è uso definirlo.

Catalano direbbe: è molto meglio avere dipendenti realizzati e ben pagati in un’organizzazione che funziona e di successo, piuttosto che avere personale demotivato, incacchiato in un’azienda che va a rotoli.

Giusto.

Ma guardate che non è affatto banale. Non è affatto banale e dovremmo tutti ripartire proprio da questo concetto di base: l’azienda è fatta di persone, poi viene tutto il resto. Potete mettere il miglior pilota del mondo alla guida di un’auto scarsa: non vincerete mai una gara! Potete inventare la ricetta più strafichissima che ci sia, ma se usate ingredienti scadenti il risultato non sarà quello che avevate in mente.

Nel caso delle organizzazioni gli ingredienti sono le persone, la risorsa più importante, il “vero patrimonio aziendale” come dice Candiello. Inutile elaborare teorie, diagrammi, processi, ingaggiare consulenti, fare riorganizzazioni se poi alla fine della fiera il personale non è coinvolto, motivato, appagato, ma, peggio, è sfiduciato o addirittura rema contro il management.

I manager che avviliscono e demotivano i propri collaboratori facendoli sentire inutili, che esercitano il potere umiliando le persone da cui invece dovrebbero distillare il meglio che c’è o ancora che instaurano un clima di paura, minacciando rappresaglie contro chi commette un errore, non sono degni di ricoprire tale ruolo. Hanno sbagliato mestiere.

Condividere, persuadere, responsabilizzare, premiare, dare autonomia pur nel rispetto delle sacrosante politiche aziendali, queste le parole chiave che ogni dirigente dovrebbe ripetersi ogni mattina come un mantra andando in ufficio, magari ricordandosi di non perdere quel briciolo di umanità e di umiltà che non guastano, perchè anche il più alto e ben pagato dirigente che siede su una poltrona di pelle umana ha pur sempre due occhi, un naso, una bocca e un buco del culo.

La condivisione, il fare gruppo (o team building, che è più fico ma ha lo stesso significato), la comunicazione spingono ognuno a moltiplicare le energie in campo, a mettere la propria fantasia e creatività al servizio dell’organizzazione, consentendo di raggiungere gli obiettivi aziendali e personali, facendoli diventare una cosa sola, magari persino divertendosi nel contempo, facendo sì che il lavoro non sia una condanna, un peso, ma addirittura un piacere perché si realizza sé stessi e ci si sente utili alla causa comune.

Utopia? Secondo me e Candiello no, anzi un dovere.

candiello

Sole e luna

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Siamo tutti sole e luna. Come nel mondo che ci circonda anche in noi vivono mille contrasti, un turbine di opposti che ci caratterizza e ci definisce: siamo buoni e cattivi, coraggiosi e vili, attivi e passivi, deboli e forti, amorevoli e violenti.

Quando penso a me stesso e alle mie passioni, ai miei desideri, ai miei interessi, vedo aspetti molto diversi. Ho fatto studi scientifici e lavoro nel mondo dell’informatica, ma nel contempo adoro musica, letteratura, arte e filosofia, amo in modo viscerale la natura e tutto ciò su cui non si è posata la mano dell’uomo, mi diletto in cucina e mi piace la vita attiva, ma amo anche riposare e meditare.

A volte penso che tutto ciò sia irrazionale, mi sembrano interessi contrastanti, inconciliabili. Ma poi mi torna alla mente una frase di Victor Hugo che lessi ai tempi del Liceo, una frase che diceva più o meno così:

Non vi é alcuna incompatibilità fra l’ esatto e il poetico. Il numero è nell’arte come nella scienza, l’algebra è nell’astronomia e l’astronomia confina con la poesia. L’anima dell’uomo ha tre chiavi che aprono tutto: la cifra, la lettera, la nota. Sapere, pensare, sognare. Tutto qui.

E allora penso che non c’è nulla di strano e che, anzi, le diverse passioni che ci animano non sono che l’eco delle diverse forze che vibrano e costituiscono l’Universo.

Non vi è alcun contrasto, alcuna contraddizione. Gli opposti si completano e se giustamente mescolati generano armonia. Sole e luna sono dentro ognuno di noi.

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La dura vita dello scrittore

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Qualche giorno fa, mentre pranzavo nel locale dove vado di solito a mangiare durante la pausa sul lavoro,  ho assistito alla presentazione di un libro. L’autore, affiancato da un intervistatore e da un’altro tizio, raccontava la propria esperienza e rispondeva alle domande nel disinteresse generale degli avventori. Tutti mangiavano e parlavano tra di loro senza degnare di uno sguardo il povero autore il quale si rivolgeva malinconicamente ai commensali nonostante questi lo ignorassero bellamente. Il chiacchiericcio generale copriva completamente la voce dello scrittore, che imperterrito continuava a parlare rivolgendosi non si sa a chi.

Vita dura per gli scrittori oggigiorno. Quando anche trovano un editore disposto a pubblicarli, devono poi affrontare le fatiche di Eracle e di Sisifo per promuovere la propria opera, destare l’interesse dei lettori e sperare che si generi quel magico passaparola in grado di far decollare le vendite.

Chi ama scrivere e sogna di veder pubblicate le proprie opere sa bene quante difficoltà, delusioni e qualche volta persino fregature attendano gli scrittori di oggi. Ma un tempo era diverso? Leggete qui di seguito cosa scrive Cervantes nella seconda parte del Don Chisciotte, anno di pubblicazione 1615:

– Ma mi dica, vostra signoria, questo libro si stampa a sue spese o ha già venduto i diritti a qualche editore?

– Lo stampo a mie spese – disse l’autore – e penso di guadagnarci almeno mille ducati con questa prima edizione che sarà di duemila copie, da vendersi a sei reali l’una, in quattro e quattr’otto.

– Vostra signoria è fuori strada – rispose Don Chisciotte – sembra proprio che sia all’oscuro del dare e avere degli stampatori e di come sono solidali fra di loro. Io vi assicuro che quando vi vedrete oberato di duemila copie, vi sentirete così oppresso da spaventarvi, e specialmente se il libro è un po’ speciale e ha qualcosa di piccante.

– Allora – disse l’autore – vorrebbe forse vostra signoria che lo dessi, per quattro soldi di diritti, a un editore che pensa anche di farmi una grazia a darmeli? Io non stampo i miei libri per farmi una fama nel mondo; perchè sono già conosciuto per quello che faccio: voglio guadagnarci dei quattrini, perchè senza i soldi la fama non conta niente.

– Dio ve la mandi buona – rispose Don Chisciotte a quel punto.

Che ne dite? Non sembra di assistere alla discussione con un aspirante scrittore contemporaneo?

Sicuramente un tempo c’erano meno scrittori, le case editrici non erano inondate da migliaia di proposte di pubblicazione, ma è anche vero che una volta c’erano molti meno lettori di oggi e che i costi di stampa e distribuzione erano più elevati. Insomma, penso che gli scrittori abbiano sempre avuto vita dura, ieri come oggi.

E la vostra esperienza qual è? Avete mai provato a pubblicare i vostri scritti? Avete trovato un editore che ha creduto in voi o avete ceduto alle lusinghe di un editore a pagamento? Oppure non vi siete posti il problema e vi siete lanciati nel self-publishing, come lo scrittore del brano qui sopra tratto dal Don Chisciotte?

Una cascata d’oro fuso

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Ottobre è un mese fantastico per la montagna: i colori si accendono, i contrasti si acuiscono, la natura sembra rivitalizzarsi improvvisamente mettendo il suo vestito più colorato e appariscente. E invece è un canto del cigno, l’ultimo lampo prima dell’inverno che porta il silenzio e la quiete, prima che ogni cosa si addormenti sotto la candida coperta di neve per il lungo sonno invernale.

Purtroppo ultimamente il meteo non era stato molto favorevole nei fine settimana e così non ero ancora riuscito ad andare a camminare nel mio amato Cadore. Ieri, finalmente, il tempo è stato clemente, anzi, una spruzzatina di neve nella notte tra venerdì e sabato ha fatto si che lo spettacolo fosse ancora più bello.

Ciò che mi piace di più in questo periodo è ammirare il colore dei larici. Il larice è un albero meraviglioso e in questa stagione il suo manto si accende di un giallo dorato che, sotto i raggi del sole autunale,  diviene abbagliante come una cascata di oro fuso. Giudicate voi stessi se sto esagerando…

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La lezione di Don Chisciotte

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donquixote

Non nascondere le tue umili origini, non sentirti a disagio nel dire che sei figlio di contadini, perchè se non te ne vergogni, nessuno verrà a rinfacciartelo; fatti vanto di essere un umile virtuoso piuttosto che un peccatore superbo. Non si contano quelli che sono saliti da umili origini a dignità pontificia o imperiale, e di questa verità potrei portarti tanti esempi da stancarti.

Guarda, Sancio, se percorri la strada della virtù e ti compiaci di fare azioni virtuose, non avrai da invidiare ciò che hanno principi e signori; perchè il sangue si eredita e la virtù si acquista e, di per sé, vale più del sangue.

Queste le parole che il Cavaliere della Mancia, nella seconda parte dell’opera di Cervantes, rivolge a Sancio Panza, quando lo scudiero si appresta a diventare Governatore.

In quell’epoca, quando la differenza tra le persone era tracciata nettamente alla nascita come da un solco profondo che separava i nobili dagli umili, lo scrittore spagnolo metteva in bocca al suo strampalato eroe queste parole così semplici e lineari, così apparentemente scontate, eppure assolutamente rivoluzionarie ancora oggi.

Guardiamoci attorno, quante persone sono disposte a tradire i valori in cui credevano pur di arrampicarsi sulla scala della vita e ottenere potere, ricchezza, prestigio? Quanti truffatori, portaborse, ruffiani, invidiosi, politicanti, furbetti, profittatori, manager da strapazzo, sfruttatori si agitano disordinatamente attorno a noi? Quanti piccoli uomini e piccole donne hanno rinunciato ai propri princìpi e valori per una misera carriera, posizione, tornaconto, vantaggio?

“Percorri la strada della virtù”, dice Don Chisciotte.

Percorri la strada della vita a testa alta, dico io, senza dovere niente a nessuno e senza temere il giudizio altrui perché la tua coscienza è tranquilla.

E se riuscirai a vivere così non  c’è niente e nessuno che possa turbarti. Nemmeno il fango che potranno tirarti addosso, né la calunnia più infame.

Qualche suggerimento per il Commissario

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Come avevo anticipato la scorsa settimana, con il dovuto rispetto e consapevole che mi sto rivolgendo a una persona molto più esperta e preparata di me, mi permetto di dare qualche suggerimento a Diego Piacentini, neo Commissario per l’Agenda Digitale nazionale, accompagnando queste proposte con un grosso in bocca al lupo, perchè la sfida è veramente titanica. Continua a leggere

In bocca al lupo, Diego Piacentini!

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In questi giorni ho letto delle interviste a Diego Piacentini, il Commissario straordinario per il digitale  scelto da Renzi per dare nuovo slancio alla rivoluzione della Pubblica Amministrazione. Per chi non lo conosce, Piacentini è stato top manager di alcuni colossi americani dell’informatica: dapprima in Apple, dove rivestiva il ruolo di general manager per l’area EMEA, e dal 2000 vice presidente di Amazon. Un gran personaggio, non c’è che dire. Gli auguro di cuore buona fortuna.

Molti a questa notizia hanno storto il naso: cosa ci sarà sotto? Verremo colonizzati ancor più dagli americani? Il sospetto non è infondato, soprattutto in un paese come il nostro. La Pubblica Amministrazione italiana deve affrontare sfide molto importanti e difficili, tra cui la riduzione dei data center pubblici e il loro eventuale trasloco sul cloud. E del cloud, Amazon è uno dei principali provider mondiali, quindi il sospetto che sotto sotto ci sia una grande manovra commerciale non è poi così peregrino.

Ma non voglio parlare di ciò, voglio sottolineare un aspetto che emerge dall’intervista di Piacentini: lui lavorerà gratis, si è messo in aspettativa dalla sua azienda e verrà in Italia a lavorare gratuitamente per il governo perchè vuole fare qualcosa di utile per il proprio Paese. E’ il concetto del “give back”, dice Piacentini:

E’ il concetto del “Give back”. Appena arrivato a Seattle nel 2000 venni invitato ad una cena di beneficenza organizzata dalla scuola elementare pubblica in cui avevamo iscritto il figlio più grande. Mia moglie, che a Milano l’anno prima aveva raccolto 800mila lire per l’asilo, era molto curiosa. Restammo sconvolti quando sotto i nostri occhi vennero raccolti 170mila dollari per finanziare le attività scolastiche. Uno dei commensali ci disse: è quasi un obbligo morale: hai avuto successo e restituisci a chi ti ha formato.

Trovo bellissima questa idea. Noi siamo abituati a pensare “cosa ci guadagno?”, invece qui si ribalta il concetto: fai una cosa perchè è giusto farla.

Molti ora saranno ancora più sospettosi e diranno: sicuramente c’è qualcosa sotto, gatta ci cova, nessuno fa niente per niente, ecc.

Ma io voglio avere fiducia, per una volta voglio crederci e pensare che sia veramente così, che una persona che ha soldi, potere, immagine, faccia qualcosa di buono senza alcun tornaconto. Sarebbe un grande segnale per il nostro Paese e una bella lezione per tutti noi.

Non tutto ciò che è stato detto nell’intervista mi convince completamente e in un prossimo post vorrei permettermi di dare qualche consiglio al nuovo Commissario, ma per ora le faccio tanti auguri, Diego Piacentini!

Vent’anni dopo, sull’Alta Via delle Leggende

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Estate 1996, sono passati vent’anni esatti. Io e Silvia, sposi novelli, per la prima volta percorrevamo un itinerario di più giorni nelle terre alte. Era il tratto iniziale dell’Alta Via n. 2 delle Dolomiti, detta anche “Delle Leggende” per la magia e i miti che aleggiano tra quei monti. Si tratta di un itinerario che richiede circa due settimane di cammino, da Bressanone a Feltre, e attraversa alcuni dei gruppi dolomitici più celebri e spettacolari: Odle, Puez, Sella, Marmolada, Pale di S. Martino, Vette Feltrine. Noi percorremmo la prima parte di questa Alta Via, da Bressanone fino al Passo Pordoi. Abbiamo solo una foto di quei 5 fantastici giorni, eccola: Continua a leggere

La Torre di Babele

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La prima immagine che mi viene in mente ripensando ai quartieri più moderni di Dubai  che ho visitato è la Torre di Babele. Nella Genesi gli abitanti di Babilonia decidono di costruire una torre altissima che raggiunga il cielo e Dio, per punire la loro superbia, li confonde facendo in modo che ognuno parli una lingua diversa. Come in una moderna Babilonia, a Dubai vediamo cantieri brulicanti di operai di colori ed etnie diverse, da cui si innalzano torri altissime che sembrano voler toccare il cielo. E in un certo senso il cielo è stato toccato proprio qui a Dubai, dove il Burj Kalifa, con i suoi 828 metri, è l’edificio più alto del mondo. Continua a leggere