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Inverno con poca neve e poco freddo. Bisogna salire molto in alto per ritrovare quella poesia di distese bianche, romantiche, ovattate, circondate da montagne coperte di neve soffice. Nelle valli il paesaggio è brullo, tardo autunnale, un po’ sofferente e malinconico, ma pur sempre affascinante.

Inizia così, sabato 28 febbraio, l’escursione al Rifugio Chiggiato. Dall’abitato di Calalzo di Cadore imbocco la strada che si addentra nella chiusa e poetica Val d’Oten, parcheggio l’auto presso la chiesetta della Vergine di Caravaggio, a quota 823 metri, e mi incammino seguendo il segnavia n. 261.

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Il rifugio è posto a 1911 metri, quindi il dislivello complessivo è di circa 1100 metri, ma niente paura: i più pigri e meno allenati potranno raggiungere il rifugio, in estate, con minore fatica, salendo in auto fino alla località “La Stua” (1200 metri circa) e riducendo così i tempi e lo sforzo. Durante l’inverno però la strada è chiusa e quindi gambe in spalla, sarà più bello conquistare la meta.

Inverno con poca neve dicevo, ma in compenso di ghiaccio ce n’è in abbondanza. La strada asfaltata è un’unica lastra compatta e scivolosissima, tanto che devo calzare i ramponcini per poter stare in piedi. Lungo il primo tratto di percorso non mancano alcuni scorci pittoreschi, come questa cascatella ghiacciata.

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Questo crocifisso, che sorge tra le erbe rinsecchite ed il pendio maltrattato dalle intemperanze stagionali, esprime ancor più tutta la sua sofferenza e drammaticità.

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A quota 1200 metri mi coglie la fame. Nonostante la sostanziosa colazione lo stomaco inizia a dare qualche segnale e a reclamare la sua parte. A casa non avevo barrette energetiche, frutta secca o le altre cose che solitamente porto con me e così mi sono autoprodotto degli ottimi wafer utilizzando biscotti secchi e miele spalmato tra l’uno e l’altro, molto molto buoni. E’ una specie di ritorno alle origini, mi sembra di essere di nuovo bambino con questa merenda casereccia.

Quota 1300 metri, finalmente spunta il sole. E’ sempre bello incontrare il sole, vederlo spuntare dietro la montagna, radioso, illuminare questo cielo un po’ azzurro e un po’ bianco e far luce sulla mia strada. Si iniziano a intravedere anche le cime delle montagne più alte, il maestoso Antelao e le selvagge Marmarole, ma per ora non voglio ancora immortalarle, ci sarà tempo più avanti.

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E che ne dite di questa baita immersa nella natura? Non è fantastica? Chi non vorrebbe ritirarsi qui per qualche tempo a meditare?

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Mi fermo a bere un goccio d’acqua. Il silenzio è totale, non più rotto dal rumore dei miei passi sulla neve. Solo, di tanto in tanto, il fischio intermittente di qualche uccello nel bosco e il sibilo del vento. In lontananza, gli Spalti di Toro ricordano i denti di una sega affilata che si staglia all’orizzonte. Sono a quota 1650 metri, sul versante nord, all’ombra della montagna. La neve finalmente è abbondante, soffice, ed è stupendo camminarci sopra. I rami degli abeti portano ancora le tracce delle ultime nevicate e questo dona al paesaggio tutta un’altra atmosfera.

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Vengo raggiunto da un gruppo. Marciano veloci, compatti, mi superano. Complimenti, probabilmente non riuscirei a tenere lo stesso ritmo, ma a me in montagna piace andare in un altro modo: lentamente, con calma, guardandomi attorno, fermandomi di tanto in tanto per scattare delle fotografie.

L’ultima parte di cammino è in mezzo ad una bellissima neve, circondati da un panorama mozzafiato che non voglio provare a descrivere, ma lascio giudicare a voi direttamente.  Vi do solo un suggerimento: aprite a tutto schermo la panoramica qui sotto e provate a immaginare cosa si prova davanti a questa visione.

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Prima di giungere al rifugio bisogna superare un’ultima sella, dalla quale poi scendere fino al Chiggiato. Da qui il panorama è indescrivibile ed il rifugio accoccolato più in basso sembra un gioiello incastonato al centro di una corona di cristallo.

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Non mi resta che scendere a andare a rifocillarmi, al Rifugio Chiggiato si gusta un’ottima cucina. Ma non è ancora finita, mentre mi accomodo all’interno della struttura, dalla finestra scorgo due aquile che si librano proprio di fronte a noi. Non ho tempo di montare il teleobiettivo, esco e scatto quasi a casaccio alcune foto di queste due regine del cielo e delle vette. Questo è il regalo più bello che avrei potuto ricevere oggi. Grazie Natura.

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