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Estate 1996, sono passati vent’anni esatti. Io e Silvia, sposi novelli, per la prima volta percorrevamo un itinerario di più giorni nelle terre alte. Era il tratto iniziale dell’Alta Via n. 2 delle Dolomiti, detta anche “Delle Leggende” per la magia e i miti che aleggiano tra quei monti. Si tratta di un itinerario che richiede circa due settimane di cammino, da Bressanone a Feltre, e attraversa alcuni dei gruppi dolomitici più celebri e spettacolari: Odle, Puez, Sella, Marmolada, Pale di S. Martino, Vette Feltrine. Noi percorremmo la prima parte di questa Alta Via, da Bressanone fino al Passo Pordoi. Abbiamo solo una foto di quei 5 fantastici giorni, eccola:

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Luglio 1996, io e Silvia nei pressi del Rif. Pisciadù, sul Sella

Sono passati vent’anni e il mese scorso abbiamo deciso di riprendere il cammino esattamente dove l’avevamo interrotto e di percorrere l’Alta Via fino a Feltre. Abbiamo vent’anni di più, ma sempre lo stesso entusiasmo e la stessa passione.

Sono stati dieci giorni memorabili, abbiamo respirato l’aria frizzante che abbraccia le vette a tremila metri, siamo stati cucinati dal sole che in montagna picchia inesorabile, ci siamo rinfrescati nei torrenti gelidi, abbiamo incontrato compagni di viaggio di tutte le età e di tutti i paesi e con loro abbiamo camminato, fraternizzato, bevuto e gioito. Abbiamo cinquant’anni, ma ci sentiamo ancora giovani e sappiamo meravigliarci e ammutolirci davanti a un’enrosadira, a un camoscio, a una cascata.

Qui di seguito una breve descrizione dell’itinerario e alcune immagini, quelle che più ci hanno colpito e affascinato.

13 agosto, dal Passo Pordoi al Rif. Contrin

Il Viel del Pan è uno dei sentieri più incantevoli che si possano percorrere sulle Dolomiti. Non vi sono difficoltà di alcun genere, il tracciato è adatto a chiunque, anche a bambini e anziani. In compenso il panorama che si può godere è semplicemente sublime, con il massiccio della Marmolada che si staglia contro il blu del cielo e il verde di prati su cui state camminando.

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Dal Viel del Pan si scende fino al Lago Fedaia:

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Quindi si scende tra boschi e torrenti verso il paesino di Penìa e infine si risale lungo la Val Contrin fino all’omonimo Rifugio. Alla sera una splendida luna illumina le crode.

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14 agosto, dal Rif. Contrin al Rif. Fuciade

Alla mattina si parte sempre di buon’ora, alle 7, massimo alle 8, così si è più sicuri di incontrare un tempo favorevole e di evitare i frequenti acquazzoni pomeridiani (che fortunatamente in questi giorni non si fanno vedere), ma soprattutto si possono ammirare panorami bellissimi grazie all’aria limpida e al sole basso del mattino, panorami come questo:

Quando il sole spunta dai monti proietta le nostre ombre sulle rocce più in basso.

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Man mano che si sale iniziano ad apparire i segni dell’uomo e della guerra.

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Giunti sul Passo delle Cirelle la parte più faticosa della tappa odierna può dirsi superata. Ora, dopo aver ammirato il nuovo panorama che si apre davanti a noi svelando le nostre prossime mete, potremo lanciarci in discesa per questo lunghissimo ghiaione.

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Manca poco al Rif. Fuciade, ma la natura ci fa un altro regalo: a pochi metri dal sentiero vediamo le prime stelle alpine.

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Il Rif. Fuciade sorge in una piana che se la definissi bucolica le farei un torto. Giudicate voi stessi.

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15 agosto, dal Rif. Fuciade al Passo Valles

Scusate, ma prima di riprendere il cammino dobbiamo celebrare le colazioni che si assaporano al Rif. Fuciade, che sono a dir poco leggendarie. Visto che anche oggi dovremo camminare e faticare non c’è alcun motivo per trattenersi, possiamo mangiare tutto ciò che vogliamo. All-we-can-eat!

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La tappa di oggi è meno spettacolare, è una tappa di transizione: lasciamo il massiccio della Marmolada e ci dirigiamo verso le Pale di S. Martino, scavalcando il Col Margherita. La nostra destinazione è il Passo Valles, immerso nel Parco delle Dolomiti di Paneveggio.

16 agosto, dal Passo Valles al Rif. Mulaz

Entriamo nel magico mondo delle Pale di S.Martino. Dal Passo Valles iniziamo a salire su prati verdissimi, con le creste argentee delle Pale che si stagliano nel blu intenso del cielo.

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Ma è sbagliato guardare solo in alto. A terra, tutto attorno a noi, è un tripudio di colori. Osservate un po’…

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Superati i prati ci avviciniamo alle rocce. La pendenza aumenta, l’aria sempre tersa diventa via via più fresca e ventilata.

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Il sentiero inizia a restringersi e ad attraversare qualche punto più esposto. Gli zaini sono pesanti, dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi.

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Ecco il Rif. Mulaz, accoccolato tra il monte Mulaz e il Focobon:

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Ma abbiamo ancora energia per un’ultima fatica: l’ascensione sulla vetta del Mulaz, da cui si gode un magnifico panorama:

 

17 agosto, dal Rif. Mulaz al Rif. Rosetta

Questa tappa è abbastanza lunga, ma soprattutto attraversa zone solitarie e poco frequentate. La maggior parte degli escursionisti che arrivano al Mulaz infatti non proseguono fino al Rosetta (e viceversa). Solo i percorritori dell’Alta Via lo fanno, anche perchè non ci sono molte alternative. Bisogna salire fino al Passo delle Farangole e quindi percorrere l’omonimo Sentiero, un lungo tragitto che si mantiene in costa e in molti punti è stretto e franoso, costringendo ad usare le mani e, nei tratti più esposti e difficili, è stato attrezzato con delle corde fisse.

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Finalmente, dopo parecchie ore di cammino, arriviamo al Rif. Rosetta dove troviamo una quantità inaudita di persone che salgono fin qui con la funivia da S. Martino di Castrozza.

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Ma poche ore dopo la folla se ne va e noi restiamo soli in mezzo all’immensità, con il sole che, tramontando, gioca a nascondino tra le vette e le nuvole vaporose.

18 agosto, dal Rif. Rosetta al Rif. Pradidali

Tappa di tutto riposo oggi, solo 4 ore di cammino, ma i panorami sono stupendi. Abbiamo due compagni di viaggio, un avvocato con il figlio diciannovenne, un ragazzo molto in gamba.

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Silvia scende verso il Rif. Pradidali che, piccino piccino, ci guarda da in mezzo alle nuvole

19 agosto, dal Rif. Pradidali al Rif. Treviso

Tappa abbastanza lunga e impegnativa, ma prima di affrontarla scattiamo qualche foto all’alba. Le nubi basse, tutto attorno a noi, sono come un grande mare da cui si ergono, come imponenti scogli, le Pale, le cui cime vengono appena screziate di ocra dai primi raggi di sole.

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OK, si parte. Dobbiamo risalire la Val Pradidali e arrampicarci fin sul Passo delle Lede (sentiero attrezzato, quota 2700 metri) per poi scendere in picchiata attraverso ghiaioni, roccette e prati per 1200 metri fino in fondo alla Val Canali e quindi risalire fino al Rif. Treviso.

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Quante stelle alpine!

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La nostra suite

 

20 agosto, dal Rif. Treviso al Passo Cereda

Altra tappa di transizione, per passare dalle Pale di S. Martino alle Vette Feltrine. Dal Rifugio Treviso attraverseremo un bel bosco di faggi e saliremo fino a Forcello D’Oltro, quindi scenderemo di qualche centinaio di metri e proseguiremo costeggiando la montagna e seguendone i fianchi sinuosi fino ad una zona particolarissmia, irta di pinnacoli rocciosi dalle forme bizzarre. Infine scenderemo a Passo Cereda, dove alloggeremo in un alberghetto con tutte le comoditià 🙂

 

 

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Ci guardiamo indietro: è da lì che siamo scesi ieri, sembra quasi impossibile!

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Il sole fa capolino dalla forcella

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Quasi in forcella

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Il panorama sull’altro versante, le Vette Feltrine!

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I pinnacoli

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21 agosto, riposo!

Eh si cari amici, non siamo delle macchine, anche noi ci riposiamo. Il bollettino meteo per oggi prevede piogge e temporali e la tappa che ci attende è lunga, con tratti esposti e attrezzati. Decidiamo così di prenderci un giorno di riposo. I nostri piedi ringraziano, le nostre ginocchia e le nostre spalle si associano.

 

22 agosto, dal Passo Cereda al Rif. Boz

Ah le Vette Feltrine! Luoghi incantati e solitari, popolati da gnomi, strighe e anguane, luoghi che hanno valso all’Alta Via n. 2 l’aggettivo di “leggendaria”, visti gli innumerevoli miti e superstizioni che avvolgono queste montagne.

Dopo un giorno di riposo ci sembra di avere le ali ai piedi e così facciamo una doppia tappa: anzichè fermarci per la notte al Bivacco Feltre, come inizialmente previsto, facciamo tutta una tirata fino al Rif. Bruno Boz.

I panorami sono bellissimi, il tempo splendido, l’ambiente circostante è incantato. Cosa si può chiedere di più alla vita?

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Solito sguardo indietro: ieri abbiamo scavalcato quelle montagne laggiù

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Sul Passo del Comedòn per la prima volta appare all’orizzonte la Pianura Padana

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Quel punti rosso in basso è il Bivacco Feltre W. Bodo

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Eccoci al bivacco

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Sul Troi del Caserìn

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Una cascatella ha formato una vasca naturale piena di acqua cristallina

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Il Rifugio Bruno Boz, circondato da pascoli verdissimi

 

23 agosto, dal Rif. Boz a Feltre

Ultima tappa, oggi si scende a valle e si rientra in città. Che malinconia alla mattina, quando sai che devi lasciare questi luoghi fiabeschi per tornare nel caos e nella follia della civiltà. Cerchiamo di goderci queste ultime ore di pace e di sana fatica fisica. Alla fine della camminata, un bel bagno rinfrescante nel torrente e una birra gelata a Pedavena, nella storica birreria!

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