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Mia moglie dice che sono troppo rigido. Detto da una donna potrebbe sembrare un complimento, ma in questo caso non ci sono doppi sensi, il significato è letterale: rigido, inflessibile, quadrato, intransigente, rigoroso. Ebbene, sono d’accordo con lei e sto cercando di migliorare. Ogni tanto però penso che un po’ di rigidità in questo povero Paese, in questa Italietta sempre più allo sbando, forse ci vorrebbe.

Siamo un Paese di furbetti, di gente che timbra il cartellino e se ne va al mare, che passa con il rosso e non si ferma sulle strisce, che non rispetta le code e le precedenze, che cerca sempre la scorciatoia e la raccomandazione. Siamo il Paese dei Ministri che si fanno gli interessi propri,  dei propri compagni industriali, dei propri genitori banchieri, dei propri figli, degli appartamenti regalati con vista Colosseo. Siamo il Paese delle leggi ad personam, dei conflitti di interesse, dei corrotti e dei concussi.

Scusate, ma io sono troppo rigido e non vedo differenza tra il Ministro che cura i propri interessi, il grande corruttore, il piccolo burocrate che accelera una pratica per 50 euro e l’automobilista che non rispetta le strisce pedonali. Le Leggi e le regole si rispettano tutte, grandi e piccine, piacciano o non piacciano, che le si condivida o meno. Lo so, sono troppo rigido, ma la penso così.

Quando ci lamentiamo dei politici, dei corrotti, degli evasori, degli sfruttatori, dei furbetti di ogni risma, provenienza e colore, domandiamoci da dove viene questa gente: sono cittadini come noi, magari colti e intelligenti, ma sono persone pronte a chiudere un occhio, a rinunciare alla propria moralità, a distinguere le regole che si devono seguire da quelle che si possono infrangere.

Allora sapete cosa vi dico? Sono contento di essere rigido.

 

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