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Sono stato sulla cima del Monte Sief due volte nelle ultime due settimane. Sabato 12 marzo purtroppo, dopo un buon inizio, il tempo si guasta rapidamente e altrettanto rapidamente devo scendere dalla montagna, giudicate voi se ho fatto bene.

E così domenica 20 marzo si ritorna. E’ il primo giorno di primavera e stavolta le previsioni annunciano una giornata strepitosa. Io e Silvia ci alziamo presto e alle otto siamo in marcia. Parcheggiamo l’auto nei pressi del Castello di Andraz (bellissimo, ne scriverò prossimamente) e ci mettiamo in cammino. Le ciaspe per ora non servono, la traccia è ben battuta e rispetto a sabato scorso quando si sprofondava nella neve, ora gli scarponi poggiano sicuri su una crosta dura e ben compatta. Il primo tratto di percorso è tutto immerso in un bel bosco di abeti.

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Dopo una mezz’ora di cammino usciamo allo scoperto, il panorama si apre e il miracolo  appare: siamo circondati da una distesa bianca, soffice, immacolata, punteggiata qui e là dalle tracce degli escursionisti, degli sciatori, degli animali del bosco, che si intrecciano, si confondono e disegnano trame fantasiose che l’occhio tende naturalmente ad inseguire.

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Baite di legno semisommerse dalla neve sorgono nella vallata silenziosa. Immagino la pace che si deve provare trascorrendo una notte in un nido come questo, circondati dalla natura, dal silenzio, sotto un cielo tempestato di stelle.

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Penso che siamo a pochi chilometri da Cortina, penso alla mondanità, alle piste affollate, agli automobilisti incivili che sfrecciano sulle strade di montagna come fossero in autostrada. Qui invece regna il silenzio e quando incroci un altro escursionista lo saluti con un sorriso e ti fermi volentieri a scambiare due chiacchiere, a commentare la bellezza che ci circonda, a celebrare il miracolo di Madre Natura. Davanti a noi i Settsass si ergono come denti aguzzi d’argento che svettano nel cielo blu di persia.

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Ecco la nostra meta: il Monte Sief è la cima più a destra, mentre l’altra è il Col di Lana.

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Sempre più avanti, ci stiamo avvicinando al Passo. Ai nostri fianchi i pendii dei monti sono muri bianchi che ci abbagliano di luce riflessa, sotto un cielo blu cobalto.

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Siamo arrivati al PassoSief. Ora si tratta di iniziare a camminare sulla dorsale del Monte fino alla vetta. La meta sembra vicina, ma l’immensità di ciò che ci circonda tende a ingannare.

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Camminando sulla cresta del Monte possiamo godere di una vista grandiosa sull’altro versante prima celato. I nostri occhi sono calamitati dal poderoso massiccio granitico del gruppo del Sella.

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Dall’altra parte il Lagazuoi, testimone di cruenti scontri durante la Grande Guerra, e la Tofana di Rozes, la più bella delle tre Tofane, simbolo di Cortina e regina d’Ampezzo.

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Eccoci a camminare sulla cresta che conduce alla vetta. E’ come camminare sulla schiena di un immenso dinosauro bianco, ma la traccia è sicura, avanziamo senza paura.

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Guardiamo in basso: alla nostra destra e alla nostra sinistra pendii vertiginosi in fondo ai quali si stendono i boschi da cui siamo saliti.

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Bisogna prestare attenzione, sotto la neve ci sono le trincee e ogni tanto vediamo dei buchi piuttosto profondi; scivolare in quei punti può essere molto pericoloso.

Mi volto indietro e osservo Silvia che caparbiamente sale procedendo a zig zag, siamo sul punto più ripido, manca poco alla vetta.

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Ecco l’ultimo tratto di salita. La cima è davanti a noi, sullo sfondo a destra la Marmolada, a sinistra il Col di Lana.

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L’ultimo tratto sulla cresta della montagna è il più spettacolare. Non è molto pericoloso, ma di sicuro è meglio non scivolare.

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E finalmente eccoci sulla cima del Monte Sief. Una targa ricorda che qui gli austriaci non sono mai stati scalzati dal Regio Esercito. E’ ora di assaporare quest’aria frizzante e godersi questo panorama mozzafiato.

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La Marmolada…

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Il Sella…

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Settsass, Lagazuoi e Tofane…

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E poi l’immensità…

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