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Chisciotte3

Attenzione: contiene rivelazioni sul finale dell’opera.

Da qualche settimana ho finito di leggere il Don Chisciotte. Avevo acquistato il libro diversi anni fa e per una ragione o per l’altra non l’avevo mai letto. Quest’anno finalmente mi son deciso e ho preso in mano il malloppone di Cervantes.

La figura del cavaliere errante mi ha sempre affascinato: quest’uomo indomito e un po’ alternativo che non scende a compromessi, ma ostinatamente combatte l’ingiustizia, ripara alle offese, protegge le vedove, soccorre gli orfani e raddrizza i torti ha sempre rappresentato per me una specie di modello. A dare ancora più fascino al personaggio c’è poi la sua capacità di vedere oltre, di andare al di là delle semplici apparenze. Così ho iniziato a leggere questo tomo di oltre mille pagine. Ebbene, sono rimasto un po’ deluso.

Don Chisciotte è un signorotto di mezza età che ha completamente perso la bussola. A dire il vero, fintantoché non si sfiora il tema della cavalleria errante il nostro protagonista è un uomo davvero assennato, coscienzioso, di vasta e profonda cultura, pieno di saggezza, giudizio e buon senso, ma se per puro caso qualcuno inizia a parlare di armi, guerra, dame o cavalieri lui parte per la tangente e dà prova del suo totale delirio.

Che ti aspettavi da Don Chisciotte? Direte voi. Per esempio che almeno ogni tanto ne combinasse qualcuna di giusta, ma quasi sempre il nostro “eroe” prende un sacco di cantonate e finisce per fare più male che bene persino ai poveretti che invocano il suo aiuto, come il garzone che lui difende dalle grinfie del padrone, umiliando quest’ultimo, il quale poi ovviamente si vendica sul ragazzo non appena il cavaliere errante se ne va.

Gli episodi spassosi non si contano, così i brani su cui riflettere, ma nelle oltre mille pagine che mi sono spupazzato cercavo un messaggio profondo, un significato recondito che non ho trovato. Don Chisciotte nel mio immaginario era un simbolo, un ideale di giustizia che non tramonta anche quando tutto attorno le cose sembrano andare per il verso sbagliato e invece scopro che Cervantes ci ha raccontato le disavventure di un povero mentecatto.

Speravo che almeno alla fine l’autore ci stupisse con una conclusione speciale e invece lo stesso Don Chisciotte sul letto di morte riconosce la propria follia e rinnega tutte le idee e i propositi che lo avevano animato. Il finale è la vera e più cocente delusione, perché smentisce clamorosamente tutte le idee e i principi che avevano animato l’eroe in tutta l’opera. Cervantes si prende gioco del mito della cavalleria scrivendo un romanzo ironico e divertente per la gente del suo tempo, punto. Nessun modello, nessuna figura ambigua o carismatica o ideale, nessun significato recondito.

Eppure quel mito ormai esiste. L’abbiamo prodotto noi lettori, con le nostre interpretazioni, con ciò che abbiamo detto e scritto di questo personaggio. La figura del cavaliere errante che raddrizza i torti, soccorre gli orfani e protegge le vedove, un po’ matto forse, ma più sano di mente della maggior parte degli uomini,  è qualcosa che ormai è destinato a rimanere nella storia, anche se Cervantes non l’aveva previsto. Quella figura affascinante è ben descritta da Guccini, che con il “suo” Don Chisciotte ci presenta un eroe sognatore, innamorato, giusto e virtuoso.

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancio, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancio io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancia che mi chiamo Don Chisciotte.

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore.
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini.
E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancio Panza.

Salta in piedi, Sancio, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero che ora ho fame!

Sancio ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al potere dare scacco e salvare il mondo intero?

Mi vuoi dire, caro Sancio, che dovrei tirarmi indietro
perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Il potere è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i Grandi della Mancia,
Sancio Panza e Don Chisciotte!

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