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La Croda da Lago si affaccia su Cortina d’Ampezzo. E’ certamente meno famosa delle Tofane, del Cristallo, del Sorapiss o delle 5 Torri e la maggior parte di voi non l’avrà mai sentita nominare. Eppure è una montagna dal grande fascino: le sue pareti dalle mille sfaccettature incombono sull’escursionista come una poderosa muraglia e si riflettono sulle acque del laghetto che giace alla base del monte e che gli dona il nome.

Si può salire fin qui da Cortina, percorrendo una comoda strada forestale che in inverno viene ben battuta dal gatto delle nevi, ma se volete seguire un percorso più solitario e avventuroso vi consiglio di prendere il sentiero n. 437 che in località Ponte Rucurto si stacca dalla strada del Passo Giau e si inerpica nel bosco al cospetto delle Tofane.

All’inizio si scende fino ad un torrente che va attraversato su un ponticello di legno.

Quindi si inizia a salire e ben presto il panorama diventa letteralmente maestoso: siamo al cospetto delle Tofane, le regine che sovrastano la conca ampezzana.

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Non c’è molta neve, le racchette non affondano più di tanto e il sentiero è già stato percorso stamattina, vedo impronte fresche di ciaspe davanti a me. Pian piano raggiungo chi mi precede, sono due ragazzi che procedono lentamente, facciamo qualche chiacchiera e poi li supero. Ora la neve davanti a me è completamente vergine, nessuno è ancora passato ed è una gioia immensa aprire la strada su questo tappeto candido punteggiato solo dalle tracce degli animali.

Spunta il sole da dietro il monte, i suoi raggi illuminano la superficie bianca facendola brillare ed evidenziandone le curve e gli avvallamenti.

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Sono sul tratto più ripido. Attorno a me boschi d’abeti e pareti verticali sull’attenti come tanti soldati messi di guardia lungo il percorso.

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Ora il panorama si apre ancor di più, i miei occhi spaziano dal monte Averau alle 5 Torri al Lagazuoi alle Tofane. Cento anni fa, in questi luoghi, i popoli d’Europa si davano battaglia senza sosta e milioni di ragazzi morivano in nome di ideali di cui ormai non v’è più traccia.

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Ora il percorso spiana, sono giunto sul punto più alto e proseguo lungo saliscendi, affondando piacevolmente nella neve fino al ginocchio. Davanti a me una distesa di soffice e bianchissima neve, dietro di me solo le mie tracce.

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Ma c’è qualcuno a farmi compagnia: una lepre è passata di qui e ha lasciato la sua inconfondibile traccia a Y

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Finalmente arrivo al lago, naturalmente l’acqua non si vede: la superficie è ghiacciata e ricoperta di neve, ma si intuisce perfettamente qual è il suo bacino.

Arrivo al rifugio, che agli ospiti più esigenti offre persino una sauna con una vista strepitosa.

Io però oggi non ho voglia di mondanità e così mi apparto e mi godo due panini con speck e formaggio davanti a un panorama da favola.

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