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La chiesetta di San Dionisio, protettore del Cadore, è abbarbicata sulla cima di un colle a 2000 metri e da lassù veglia sulla vallata. Mille e duecento metri più in basso la statale di Alemagna collega Belluno con Cortina ed è percorsa ogni anno da milioni di automobilisti che impazienti si dirigono verso le loro agognate vacanze: Cortina d’Ampezzo, la Val Pusteria. Sfrecciano impazienti e talvolta insofferenti, ignari di calcare il medesimo tracciato dell’Antica Strada Regia, già percorsa nei secoli da legioni romane, pellegrini, mercanti, eserciti teutonici e veneziani. La chiesetta di San Dionisio osserva tutto questo da lassù, dove regnano pace e silenzio e l’eco lontana delle motociclette che rombano affrontando i tornanti non disturbano più di quanto possa disturbare il ronzio di una zanzara.

La chiesetta fu edificata nel 1508, al tempo della battaglia di Rusecco, quando in questa valle si fronteggiarono le armate veneziane e quelle imperiali per il dominio di questi territori e da allora divenne un simbolo di pace molto amato dalla gente cadorina. Sono monti, torrenti, vallate intrisi di storia e antiche memorie, ma anche di straordinaria bellezza: San Dionisio si affaccia sulla Valle del Boite da un lato, mentre dall’altro guarda l’Antelao, la più alta cima delle Dolomiti dopo la Marmolada, un colosso piramidale di granito chiaro la cui cima è quasi perennemente nascosta sotto un soffice cappello di nuvole.

Salire a San Dionisio è una bellissima escursione che si può compiere in ogni stagione: con le ciaspe e con gli sci in inverno, a piedi o in bicicletta (come ho fatto io questa volta) durante la bella stagione. Il primo tratto del mio percorso è sulla Lunga Via delle Dolomiti, la stupenda pista ciclabile che collega Calalzo a Cortina d’Ampezzo e che porta poi a Dobbiaco in Val Pusteria: la consiglio a tutti, anche ad anziani e alle famiglie con bambini, perché non solo offre scorci incantevoli, ma è anche semplice e priva di pericoli. La pista ciclabile sfrutta il percorso della vecchia ferrovia Calalzo-Cortina, come testimoniano le gallerie scavate nella roccia della montagna e le graziosissime stazioncine che si incontrano ad ogni paese, restaurate e coloratissime.

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Giunto a Valle di Cadore inizio a salire sulla strada asfaltata seguendo le indicazioni per il Rifugio Costapiana. La salita è piacevole, la pendenza abbastanza costante. Se siete pigri o non sufficientemente allenati potete percorrere questo tratto anche in auto, risparmiando un bel po’ di salita e di fatica. I tornanti si susseguono e si arrampicano sulla montagna, uno dopo l’altro, mentre il sudore che mi scende sulle tempie e sulla schiena mi fa sentire vivo.

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Ad un chilometro dal Rifugio Costapiana la strada diviene sterrata e così sblocco l’ammortizzatore della mia bicicletta, che ora segue fedelmente ogni buca, ogni pietra, ogni asperità, tenendo la ruota incollata al terreno.

Faccio una breve sosta al Rifugio Costapiana, gestito dal simpaticissimo e cordiale Fiorello Gei e da sua moglie, grande cuoca. Consiglio a tutti di venire qui per degustare le specialità cadorine di fronte ad un panorama mozzafiato sulle montagne più belle del mondo.

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Riprendo a salire sulla sterrata che ora diviene più ripida e più sconnessa. La fatica si fa sentire e devo fermarmi di tanto in tanto a riprendere fiato. La strada è ormai diventata un sentierino stretto stretto e le ruote della mia bicicletta iniziano veramente ad arrancare.

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Mi fermo e guardo in basso, vedo la strada percorsa e in lontananza la chiesa di Valle di Cadore e provo una gran soddisfazione.

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Ormai manca poco e con i polmoni infuocati e le gambe doloranti spingo gli ultimi metri fino alla chiesetta di San Dionisio che mi accoglie con i suoi muri bianchi che si stagliano sull’azzurro del cielo.

  

  

Qui potete vedere il tracciato completo dell’escursione, mentre qui sotto vi lascio qualche link per approfondire:
San Dionisio
Antica Strada Regia
Battaglia di Rusecco
La lunga via delle Dolomiti

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