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Niente ciaspe oggi e niente montagna. La giornata è decisamente uggiosa, una di quelle giornate in cui non ti vorresti mai alzare dal letto. E invece, accompagnato Dario a scuola, carichiamo le biciclette in macchina e partiamo verso Quinto di Treviso, dove percorriamo un tratto della ciclabile Treviso-Ostiglia, realizzata sul sedime dell’omonima ferrovia militare che attraversava diagonalmente il Veneto.

Attualmente sono percorribili solo 50 dei 118 chilometri totali, da Quinto di Treviso fino al confine tra le province di Padova e Vicenza, con alcuni tratti di collegamento realizzati fuori dal tracciato ferroviario. Speriamo che anche il restante percorso venga presto completato. Per maggiori informazioni si può consultare il sito ufficiale, oltre ai siti Magico Veneto e Ferrovie abbandonate, ricchi di informazioni pratiche, mappe e foto.

Parcheggiata l’auto in centro a Quinto inforchiamo le bici e partiamo, tra la nebbia e il gelo di questo pessimo sabato mattina. Guardiamo il lato positivo della faccenda: c’è pochissima gente in circolazione e la pista è tutta per me e Silvia, che così possiamo pedalare affiancati, chiacchierare, goderci questo panorama tanto grigio e spettrale da essere quasi affascinante. Naturalmente, se decidete di farvi un giro da queste parti, vi consiglio di venire qui in una bella giornata di primavera, ma a meno che non amiate le folle di gitanti e le processioni di famiglia evitare la domenica pomeriggio.

Correre sulla Treviso-Ostiglia scatena strane sensazioni. Il percorso è una lunga linea retta, non ci sono curve davanti a noi, ma un’unica striscia di terra lanciata verso un lontanissimo punto di fuoco, come in un esercizio scolastico di prospettiva centrale dove tutte le linee convergono verso il centro del foglio. Ogni tanto qualche attraversamento di strade secondarie, una stazione ferroviaria abbandonata, un ponte, una pietra miliare. Attorno a noi la campagna veneta, qualche trattore all’opera, i fiumi e i canali, i boschi di pioppi, salici e ontani, laghetti dove sguazzano germani reali, folaghe, alzavole, svassi e cormorani. Un elegantissimo airone bianco ci osserva con distacco mentre passeggia con le sue lunghe leve sull’acqua.

Il percorso attraversa il parco naturale del fiume Sile, una splendida area protetta compresa nei territori di ben 11 comuni veneti, e l’Oasi di Cervara, dove gli appassionati di birdwatching possono scatenarsi nell’osservazione di una garzaia che conta ben 200 nidi di aironi, nitticore e garzette e dove con un po’ di fortuna si può ammirare il martin pescatore, l’usignolo di fiume, la poiana e lo sparviere.

Oggi però niente birdwatching, solo pedalare e farlo più in fretta possibile per scaldarsi bene, vista la temperatura da pieno inverno. Ogni tanto una brevissima pausa per scattare delle foto che, con questo cielo grigio, non sono particolarmente spettacolari.

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