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In breve tutto il paese fu sulle tracce di Anselmo e del suo misterioso rapitore. La nostra è una comunità molto piccola, ci si conosce tutti e non ci volle molto per comprendere che, chiunque fosse colui che  aveva preso il bambino, doveva necessariamente essere uno di fuori, se non altro perché tutti gli uomini del paese erano lì, con il nonno, e si stavano addentrando nel bosco alla ricerca del dolcissimo Anselmo.

Quando la mamma rientrò dal lavoro capì subito che qualcosa non andava. Mentre scendeva dalla corriera vide la Teresa, che era forse la sua migliore amica, compagna di scuola in gioventù e attuale maestra di catechismo di Anselmo, che le veniva incontro con un’espressione tanto buia da non lasciar spazio a fraintendimenti.

Omioddio che cos’è successo? Dov’è Anselmo? Dov’è il mio bambino? Gridò la mamma con voce strozzata.

Non staremo ora a raccontare nel dettaglio tutto ciò che avvenne nelle ore concitate che seguirono. Non diremo dei chilometri che vennero percorsi in lungo e in largo per il bosco, lungo i sentieri noti e meno noti che attraversano la foresta, chiamando a gran voce il bambino, scrutando attentamente il terreno alla ricerca di una traccia, di un segno che potesse rivelare la strada che era stata presa.

Niente. Nessun segno, nessuna idea di dove il piccolo fosse stato portato. La cosa più sorprendente era che Anselmo fosse scomparso così rapidamente e senza lasciare traccia. La piccola creatura infatti non avrebbe mai seguito uno sconosciuto, era un bambino aperto, estroverso, ma molto maturo e coscienzioso nonostante la giovane età. La mamma e il nonno lo avevano sempre messo in guardia dal dare confidenza agli sconosciuti, anche se effettivamente di sconosciuti se ne vedevano pochi in paese. Insomma,  nessuno riusciva a capacitarsi di come Anselmo fosse potuto svanire nel nulla.

Tra i paesani iniziò a serpeggiare, dapprima con voce sommessa, appena sussurrata, qualche riferimento al Mondo di Mezzo, poi pian piano i sussurri divennero teorie, infine certezza: le vecchie superstizioni ritornavano a galla. Qualcuno iniziò a parlare di anguane e salbanei. Qualcuno tirò in ballo il Mazaròl, qualcun altro addirittura il Badalisch. In breve l’ombra del Piccolo Popolo si fece così incombente che il nonno e la mamma dovettero darsi un gran daffare per cercare di arginare quelle voci e convincere i compaesani che Anselmo era stato rapito da un uomo in carne ed ossa e non da creature che abitano solo nelle fiabe.

I carabinieri vennero a parlare con la mamma e iniziarono a fare un sacco di domande poco simpatiche, domande che facevano sentire a disagio chi se le sentiva rivolgere. Iniziarono così a circolare sospetti sul nonno e sul suo rapporto con il bambino. Non era forse vero che Sante li aveva visti insieme mezz’ora prima che lo stesso nonno annunciasse la scomparsa? Il maresciallo aveva chiesto di vedere la casa del nonno e aveva fatto tante domande. Forse pensava che Anselmo si fosse nascosto per fare uno scherzo al nonno al suo rientro e che quel nascondiglio si fosse poi trasformato in una trappola? Oppure stava ipotizzando che fosse stato il nonno a far sparire il nipote, nascondendone il corpo in qualche anfratto nei dintorni? Ma perché cercarlo in casa se Sante diceva di averli visti andare mano nella mano verso il bosco?

Anche Sante fu ascoltato dai carabinieri. Forse fu a causa della vecchia amicizia che lo legava al nonno (erano coscritti infatti) o forse perché effettivamente il dubbio si era insinuato in lui, fatto sta che non era più molto sicuro di aver visto il nonno assieme ad Anselmo. La nuova versione di Sante era più o meno la seguente: ho visto Anselmo camminare verso il bosco mano nella mano con un uomo che assomigliava a suo nonno, ma se veramente quel tizio era il nonno questo non lo posso dire con certezza. Era alto come lui, aveva una corporatura identica, ma era molto lontano e poi… Ho dato solo un’occhiata veloce e mi sono rimesso a lavorare.

In questa situazione di angoscia e disperazione venne la sera e le ricerche dovettero interrompersi. La mamma e il nonno naturalmente non chiusero occhio e passarono la notte ad arrovellarsi, a divorarsi l’anima, a pregare, a piangere, a tirare pugni contro il cuscino.

Alle prime luci dell’alba le ricerche ripresero. Il bosco era grande e pieno di luoghi pericolosi, luoghi dove un corpicino può restare celato a lungo, anche per sempre, ma la foga con cui tutti i paesani partecipavano lasciava ben sperare.

Lo troveranno, disse il parroco alla mamma quella mattina, stai sicura che lo troveranno. I nostri parrocchiani conoscono il bosco e la montagna come le loro tasche e vedrai che troveranno Anselmo. Il buon Dio li guiderà. Devi aver fede mia cara, devi aver fiducia nel Signore. Lui veglia su Anselmo e lo proteggerà.

La mamma era pia e devota, ma in quel momento era anche abbastanza infastidita dalle parole del prete: cosa può saperne lui dei disegni di nostro Signore? Forse non esistono disgrazie e mostruosità a questo mondo? Forse non succedono tutti i giorni brutte storie che fanno accapponare la pelle e ci fanno dubitare che il Signore Iddio esista veramente? Che ne sa il parroco che Anselmo non sia già morto e che il suo corpo non giaccia sepolto in uno di quegli anfratti così comuni sulle nostre montagne?

E invece Anselmo fu ritrovato. Fu il Tonele, che si era spinto più in là di tutti gli altri e da buon cacciatore era andato con i suoi cani, che lo trovò adagiato su un letto di felci, con il suo cappottino indosso e il suo berretto ben calzato sulla piccola testa. Tutto rannicchiato in posizione fetale, come a difendersi dal freddo o da qualcos’altro che lo minacciava o lo impauriva, se ne stava lì immobile come una pietra in mezzo al bosco.

Lo avevano fiutato i cani e il Tonele quando lo vide ebbe un sussulto. Si precipitò verso il bambino con il cuore che ondeggiava pericolosamente tra la felicità estrema di averlo ritrovato ed il terrore che quello fosse solo un corpo senza vita. Si chinò sul piccolo e lo girò delicatamente. Il visino era pallido, gli occhi chiusi, l’espressione serena, sembrava addormentato. Tonele lo accarezzò dolcemente con la sua manona ruvida di cacciatore e carpentiere e si avvicinò a quel visetto pallido per sentire se respirava.

[continua…]

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