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Il giorno seguente il nonno stava lavorando nella sua falegnameria, mentre Anselmo giocava sul pavimento cosparso di trucioli. Tempo addietro il nonno aveva scolpito per lui dei bellissimi soldatini di legno, dei vari capolavori che poi la mamma aveva dipinto uno ad uno durante una domenica piovosa, qualche mese prima. La mamma era brava a dipingere e aveva una grande pazienza. Aveva colorato quei soldatini fin nei minimi particolari: le giubbe amaranto con i bottoni dorati, i neri mustacchi, le piume bianche sul cappello. Le canne dei fucili erano d’argento luccicante e Anselmo giocava su quel pavimento ricoperto di scarti di falegnameria, ma nella sua immaginazione di bambino quello era un immenso campo di battaglia fatto di colline, fossati, campi coltivati, fiumi, montagne. Il pomeriggio scorreva nella più tranquilla normalità, nessuno poteva immaginare gli eventi che sarebbero seguiti e l’angoscia che avrebbero prodotto. Improvvisamente qualcuno bussò alla porta, con insistenza, finché il nonno andò ad aprire. Quando tornò si era infilato la giacca e il cappello. Anselmo, disse al nipotino, mi aspetti qui qualche minuto? Devo andare alla casa del Bepi che ha bisogno del mio aiuto per spostare una damigiana. Torno subito, faccio in un lampo, il tempo di andare e tornare. Ora, qualcuno dirà che non si lasciano i bambini a casa da soli nemmeno per un minuto. Però dobbiamo anche dire che in paese non era mai successo niente di grave, nessun incidente, nessun furto, figuriamoci omicidi e rapimenti. Le persone si conoscevano tutte e poi chi mai avrebbe potuto voler fare del male al piccolo Anselmo? Come già si è detto il bambino era amato e adorato da tutti in paese. Comunque la si pensi le cose andarono così, il nonno lo lasciò da solo in quella falegnameria piena di attrezzi e strumenti pericolosi. Quando Anselmo giocava con i soldatini avrebbe potuto proseguire per ore e ore senza stancarsi, senza interrompersi, avrebbe potuto rinunciare al cibo e al sonno e giocare fino a crollare a terra addormentato a notte fonda. Il nonno era certo che avrebbe fatto prima ad andare dal Bepi, fare ciò che doveva fare e tornare indietro, prima di riuscire anche solo a convincere il nipote ad uscire con lui. E fu così che lasciò solo il bambino e uscì per andare a spostare la damigiana. Doveva attraversare la contrada, scendere per la lunga scala di pietra che portava alla parte bassa del paese, fino alla casa del Bepi, cinque minuti al massimo. Entro un quarto d’ora sarebbe stato di ritorno. Che cosa poteva succedere? Quando il nonno tornò la casa era vuota. Tutto era come lui l’aveva lasciato: gli attrezzi sul tavolo, i trucioli per terra, i soldatini ordinatamente disposti sul pavimento, in formazione di battaglia, ma Anselmo non c’era. La porta di casa era chiusa, il bambino prima di uscire si era vestito, perché il nonno non trovò il suo cappottino, la sciarpa, il cappello e le scarpe. La prima sensazione del nonno fu il panico, ma poi si tranquillizzò: è venuto a cercarmi, pensò, e solo per una banale fatalità non ci siamo incrociati. Forse Anselmo è passato per la piazzetta, è la strada che facciamo sempre assieme per andare a Messa la domenica, e la casa del Bepi è proprio dietro la chiesa. Il nonno uscì di corsa e rifece la strada che secondo lui Anselmo poteva aver percorso per venirlo a cercare. Corse sull’acciottolato fino alla piazzetta, dove incontrò la Maria e il Giacomo che parlavano davanti all’osteria. Avete visto mio nipote? Chiese loro, ma la risposta fu negativa. Il nonno si sentì gelare le ossa. Corse fino alla casa del Bepi, che stava imbottigliando il vino della damigiana, ma Anselmo non c’era. Il Bepi lo guardò sorpreso. Il nonno gli raccontò l’accaduto e allora l’amico mollò tutto e partì con il nonno alla ricerca del bimbo. Per la strada incontrarono diverse persone, ma nessuno aveva visto Anselmo. Alla fine, nei pressi della scuola elementare, quasi dove termina il paese, trovarono Sante che stava facendo dei lavori di manutenzione. Quando gli chiesero se aveva visto Anselmo lui li fissò con uno sguardo meravigliato. L’ho visto non più di mezz’ora fa, disse, stava camminando verso il bosco… assieme a te! E così dicendo indicò il nonno con il dito sporco di polvere e di vernice. Come sarebbe a dire assieme a me? Chiese il nonno. Io ero dal Bepi, a spostare la damigiana. Il vecchio non capiva più nulla. All’angoscia per la scomparsa del bambino si sommava ora la sorpresa di essere stato visto in sua compagnia soltanto mezz’ora prima, sulla strada che usciva dal paese e si inoltrava nel bosco. Ma la cosa peggiore, ciò che in quel momento terrorizzava il nonno ed evocava le peggiori paure, era che Anselmo era stato visto in compagnia di un uomo. Chi era? Chi aveva rapito suo nipote e lo aveva condotto nel bosco? Perché?

[Continua…]

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