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Sabato ho percorso quello che, probabilmente, è il più bell’itinerario che si possa fare in mountain bike sulle Dolomiti. Sicuramente il più bello che io abbia mai fatto, assieme al Sentiero delle Malghe di cui vi ho parlato nel post precedente.

Bisogna dire subito che è un’escursione impegnativa: 40 chilometri tutti sterrati e quasi 2000 metri di dislivello richiedono un certo allenamento. La pendenza media non è eccessiva, ma alcuni tratti superano il 20% ed il fondo smosso non aiuta. Poco male, si può sempre scendere dalla sella e procedere a spinta, come faccio io che non devo dimostrare niente a nessuno e non mi preoccupo di fare la figura dello spompato.

Il percorso attraversa due parchi naturali, quello delle Dolomiti d’Ampezzo e quello di Fanes-Sennes-Braies, tra le due province di Belluno e Bolzano. Si tratta di un’area veramente bellissima, circondata da montagne imponenti, ricca di corsi d’acqua, pascoli, animali, vedute mozzafiato.

È anche una zona molto frequentata, si tratta infatti di un percorso famoso, celebrato in molti libri dedicati agli appassionati delle “ruote grasse” che arrivano qui da ogni dove (molti tedeschi soprattutto). A ciò si aggiungano i numerosi rifugi che operano servizio di alberghetto e nei quali si mangia decisamente bene, capirete quindi perché vengo qui solo in autunno… 

Il percorso inizia pochi chilometri dopo Cortina in direzione Dobbiaco. Superata la località Fiammes, quando iniziano i tornanti che portano al passo di Cimabanche, una stradina si stacca dal primo tornante (bivio di S. Uberto) e sale sulla sinistra con indicazioni per Malga Ra Stua: qui si parcheggia e si può iniziare a salire.

La strada per Ra Stua è sempre molto frequentata, è un classico anche in inverno per gli escursionisti con le ciaspe e gli sci alpinisti, inoltre in alta stagione l’immancabile servizio navetta porta su tonnellate di carne umana incapace di camminare e ansiosa di riempire lo stomaco di prelibatezze. Per questi motivi preferisco non salire da questa via, ma allungare di qualche chilometro (e trecento metri di dislivello in più) per salire lungo la solitaria e bellissima Val Gotres. Lascio quindi l’auto a S. Uberto e imbocco la bella e famosa Ciclabile delle Dolomiti che collega Cortina con Dobbiaco, supero la località Ospitale e, poco prima del passo di Cimabanche, dove a sinistra terminano delle costruzioni militari, trovo l’innesto (indicazioni) per la Val Gotres che risalgo fino a Forcella Lerosa.

Tra l’altro, percorrere qualche chilometro della bella ciclabile Cortina-Dobbiaco dà l’opportunità di riscaldare i muscoli e ammirare tranquillamente qualche scorcio incantevole come il Lago Negro, che vedete qui sotto, dove alcune anatre si stanno sciacquando per bene le piume.

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Imboccata la deviazione per Forcella Lerosa la strada forestale inizia a risalire la Val Gotres con buona pendenza, mentre il torrente scorre lungo il percorso e di tanto in tanto qualche cascatella allieta la vista.

SAMSUNG CSC

Quando arrivo a Forcella Lerosa il panorama si apre e la vista spazia sull’ampia distesa di prati ai piedi dell’imponente Croda Rossa d’Ampezzo, con le sue striature color ruggine che ne dipingono le vertiginose pareti strapiombanti. I colori d’autunno iniziano a caratterizzare i boschi di larici con qualche timida pennellata, mentre degli animali che qui pascolano in estate non rimangono che le tracce impresse nel fango ormai secco.

Mi fermo e sgranocchio un po’ di frutta secca, nessun rumore portato dal vento turba la pace di questi luoghi. Alcune croci di legno ricordano che qui un tempo gli eserciti si affrontarono, una targa ricorda i caduti: giovani ampezzani che combattevano per l’esercito austro ungarico, le cui vite furono spezzate proprio su questi prati, all’ombra di questa montagna, le cui striature color ruggine sembrano voler ricordare il fiume di sangue che qui scorse, cent’anni or sono.

04-Forcella Lerosa

Dalla forcella si scende verso i magnifici prati di Ra Stua, dove sorge l’omonima malga (ottima cucina!) e da qui si ricomincia a salire lungo la Val Salata, prima però una sosta sui pascoli di Campo Croce, solcati da placide acque cristalline, racchiusi tra la Croda Rossa a est e il Lavinores a ovest.

05-CampoCroce

La risalita della Val Salata è faticosa, le gambe sono stanche per la precedente salita della Val Gotres e inoltre qui la strada tocca la sua massima pendenza, che mi costringe a scendere dalla sella e andare a piedi. A destra e a sinistra fitti cespugli di pino mugo da cui in primavera prelevo gemme odorose con cui profumare le mie grappe. Poco dopo la strada spiana e così raggiungo la prossima meta con un’aria meno stravolta e più riposata.

06-Val Salata

Arrivo così al Rifugio Sennes, siamo in territorio altoatesino, nel Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies e qui la vista sui monti e i prati è a dir poco paradisiaca.

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Dal Rifugio Sennes al Fodara Vedla è tutto un saliscendi divertente e quindi una ripidissima discesa porta molte centinaia di metri più in basso fino al Rifugio Pederù. Sono a un tiro di schioppo da San Vigilio di Marebbe, Val Badia, terra ladina, ma riparto subito, nuovamente in salita, per gli ultimi seicento metri di dislivello che mi porteranno al Rifugio Fanes. E’ l’ultima fatica, la più dura perché sotto il sole che, seppure autunnale, scalda ancora parecchio. Il percorso è agevole, la pendenza non eccessiva e lungo il tragitto si possono ammirare questi alberi dorati

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queste crode

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e questi torrenti scintillanti

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Con i crampi alle gambe, pedalando piano piano per evitare che il dolore mi costringa a fermarmi, arrivo al Rifugio Fanes, alla fine di un’ampia vallata

12-Fanes

Qui finalmente mi fermo per un po’, mi siedo comodamente ad un tavolo e mi faccio servire un buon pranzo: dei ravioli alla zucca conditi con burro fuso e noci, un’insalata per reintegrare i sali minerali perduti e tanta acqua. Niente alcol, le fatiche non sono ancora terminate.

Mi riposo, chiacchiero con due biker tedesche salite da San Vigilio. Mi chiedono che giro sto facendo e, quando glielo dico, restano stupite. Forse pensavano che noi italiani non fossimo in grado di affrontare percorsi impegnativi? Sono contento di aver sfatato questa credenza.

Manca ancora un ultimo sforzo: la salita al Passo di Limo, breve, ma con la pancia piena tutt’altro che agevole.

Quando arrivo sul passo mi trovo nuovamente immerso in un paesaggio solitario e bellissimo, con le Tofane che si stagliano sul cielo azzurro. L’erba ingiallita, i cespugli verdi, la roccia grigia, il cielo azzurro, le nuvole bianche giocano tra loro come le pennellate di un artista sulla tela.

13-PassoLimo

Le acque del Lago di Limo sono verdissime e su di esse si specchia il Col Bechei, montagna solitaria popolata dai camosci, dalla superficie rugosa e bitorzoluta, bellissima da salire e attraversare.

14-LagoLimo

Poco distante incontro una roccia che per la sua forma vagamente somigliante a quella di una rana, è stata simpaticamente dipinta per raffigurare questo verde anfibio. Ricordo la prima volta che la vidi, era il 2004 e mio figlio Dario, allora un bimbo piccino, salì sulla groppa della rana per farsi immortalare sorridente da mamma e papà. Momenti felici che non potrò mai dimenticare.

15-PassoLimo

Sono stanco. La strada è ancora lunga, mi attende la lunga discesa della Val di Fanes, che mi riporterà a S. Uberto dove ho lasciato l’auto stamattina. Pur essendo in discesa, il percorso richiede ancora un certo impegno: il terreno è abbastanza sconnesso, in alcuni punti scivoloso, per un lungo tratto il fondo è di pietre abbastanza grandi, che mi costringono a sollevare il fondoschiena dalla sella e quindi a caricare gran parte del peso sulle braccia. Le vibrazioni, la stanchezza per le molte ore in sella e il caldo si fanno sentire, ma sono felice: ho attraversato luoghi di infinita e struggente bellezza, forcelle, valli solitarie, torrenti, laghi, al cospetto delle montagne più belle del mondo. Sono un uomo fortunato.

Vi lascio con queste ultime immagini della Val di Fanes. Alla prossima.

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