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Ormai l’estate è finita (ma era mai cominciata?) e siamo tutti concentrati sul lavoro, sulla scuola, sulla vita di sempre. Ogni tanto la mente torna a questa strana estate, fatta di cieli grigi, umidità, ma anche dalle esperienze fantastiche che ho vissuto e vi ho narrato: l’Alaska, Pantelleria, le escursioni in montagna…

Proprio di una di queste vorrei parlarvi, di una bella pedalata in montagna fatta nel week end di ferragosto, in un ambiente solitario, lontano dalla folla, immersi in una natura meravigliosa e solenne.

Ferragosto lontano dalla folla? Stai dando i numeri forse? Direte voi.

Assolutamente no. In mezzo alle Dolomiti, a meno di un’ora dal caos mondano di Cortina d’Ampezzo, incastonata tra montagne aspre, con una via d’accesso tortuosa, sovente interrotta da frane e slavine, la Val Visdende è un autentico paradiso di boschi, prati e pascoli.

Ovviamente il turismo qui arriva copioso, tant’è che le Regole del Comelico impongono un curioso ticket di 5 euro per quanti desiderano accedere alla Valle (formalmente si tratta del costo per il parcheggio), ma basta mettere in moto gambe e polmoni e pian piano la folla svanisce sotto di noi. La Valle diventa piccina, le vette appaiono più grandi, il cielo si spalanca sopra le nostre teste, il silenzio si espande attorno a noi, interrotto dal canto del vento e dal rumore della ruota che macina il terreno.

Lasciata l’auto a Pra Marino ci dirigiamo a Bivio Ciadon dove si inizia a salire verso Malga Dignas. E’ la prima salita e qui si trovano ancora persone, escursionisti, famiglie, gente che ha voglia di fare un po’ di fatica. Per raggiungere la prima malga bisogna superare una serie di tornanti molto stretti, mentre le mucche impassibili ti guardano dal margine del percorso.

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Superata Malga Dignas il sentiero continua a salire e si avvicina al confine con l’Austria. Ormai abbiamo superato la quota dei boschi e attorno a noi si estendono pascoli verdissimi incoronati dalle Crode dei Longerin. Dal sentiero principale, la carrareccia devia e serpeggiando risale la china fino a Forcella Dignas, da cui si può scendere in Austria, ma noi proseguiamo, la strada è ancora lunga.

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Qui sotto Silvia, la mia eroica consorte, spinge sui pedali per raggiungere Casera Campobon, la seconda malga del percorso. Ormai escursionisti non ne trovi quasi più, troppo lungo il percorso completo da fare a piedi, solo qualche tostissimo e tostissima calcano la via con i loro scarponi, per il resto qui ormai regna solo il biker.

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Abbiamo raggiunto quota 2000 ed il sentiero ora viaggia su e giù per divertenti saliscendi, nel silenzio rotto solo dal rumore delle ruote sullo sterrato e dal tuo ansimare. Dietro di noi gli ultimi due escursionisti che ancora ci seguono. Sopra di loro una chiazza lattiginosa: un gregge di pecore. Davanti a noi: Malga Cecido.

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Ora tocca a me mettermi in posa, alle mie spalle varie tonalità di verde, sopra la mia testa un cielo blu cosparso di nuvole bianche: la tavolozza di Madre Natura.

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Lungo il percorso incontriamo una pecorella che, a bordo sentiero, placidamente riposa sull’erba in posizione decisamente panoramica. Ci guarda sorniona mentre le passiamo accanto con le nostre biciclette e poi torna a contemplare dall’alto la verdeggiante distesa della Val Visdende che da quassù sembra così piccola e lontana.

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Di tanto in tanto, quasi a volerci fare compagnia in questo ambiente solitario e silenzioso, un’indicazione ci ricorda dove siamo e qual è la nostra direzione. Un segno della civiltà dell’uomo in mezzo a tanta maestosità.

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Le malghe successive, Manzon e Chiastellin vedono il restringersi della carrareccia fino a diventare uno stretto sentiero. Le energie rimaste non sono molte, bisogna procedere senza strappi e facendo attenzione a non cadere.

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Le ultime malghe, Casera Antola e Casera Chivion, completano il circuito. Siamo al cospetto di Sua Maestà il Monte Peralba, una montagna grandiosa, un unico blocco piramidale di granito che si erge sui pascoli e si innalza al cielo come un gigantesco totem di roccia. Purtroppo la batteria del telefono si è scaricata e non posso immortalare con una foto questa magnifica visione. Sarà il destino, sarà che le divinità non amano essere fotografate e questa maestosa montagna è sicuramente un ottimo esempio di cosa potrebbe essere una divinità della terra.

Concludo il mio rimembrare e torno alla realtà. Oggi, venerdì 3 ottobre, la settimana lavorativa è finita, l’autunno schiude agli amanti della montagna paesaggi sconfinati di solitudine e colori caldissimi dati dall’erba che ingiallisce, dalle chiome di larici dorati scintillanti al sole come tesori, dalle prime nevi sulle vette più alte.

Domani si va in montagna, vi saprò dire.

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