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Avevo già affrontato qui il tema della superstizione, quella tendenza a temere azioni, parole, oggetti, situazioni senza alcun motivo razionale, ma solo per il fatto che “si dice” portino male, sfortuna, sfiga, ecc.

Nel mio post di febbraio avevo dichiarato di non essere superstizioso e qui lo riconfermo. Prova ne sia che martedì, alzandomi dal letto, il pensiero che quello fosse il tredicesimo giorno di vacanza non mi aveva minimamente sfiorato. Ho realizzato solo molte ore dopo, quando ormai la giornata si era conclusa e i fatti si erano svolti, che c’erano tutti i presupposti perché fosse una giornata sfigata. Anche la data portava al medesimo risultato: 5 agosto, 5+8=13. Due indizi, coincidenza?

Avete provato a dividere 5 per 8? Il risultato è 0,625. Salvi? Nemmeno per sogno, sommando le cifre 6+2+5 il risultato è sempre 13. Tre indizi. Per Aghata Christie sono una prova.

Ma insomma, cosa è successo? Direte voi. E allora iniziamo il diario di questa giornata.

 

Homer – Alaska, Martedì 5 agosto

Oggi è una giornata molto attesa, la giornata dedicata all’escursione nel parco nazionale di Katmai. Chi ha seguito fin dall’inizio questo diario di viaggio ricorderà l’antefatto pubblicato il 22 luglio (Prossima fermata: Alaska), scritto quando eravamo ancora in Italia. Lì avevo raccontato che uno dei motivi per cui avevamo scelto questa meta era stato un video girato nel Katmai National Park, un filmato che mostrava gli orsi bruni americani (grizzly) nel loro habitat naturale. Ebbene in questo parco è possibile entrare, accompagnati da guide esperte ed autorizzate, e avvicinarsi moltissimo a gruppi di orsi intenti nelle loro faccende quotidiane, stando lì per ore ad ammirarli e fotografarli mentre cacciano i salmoni, giocano con i piccoli, disputano per il cibo o per il territorio.

L’ultima tappa importante di questo viaggio, prima del rientro ad Anchorage e quindi in Italia, era pertanto un’escursione nel Katmai, attesa e desiderata come la ciliegina sulla torta di un viaggio fin qui fantastico.

Avrei potuto prenotare l’escursione già dall’Italia, conoscevo un operatore, citato e raccomandato dalla nostra guida Lonely Planet, che sembra essere il massimo in questo genere di attività. Ma così non avevo fatto, preferendo rimandare ad un’analisi e ad un confronto sul posto tra i diversi operatori disponibili. Primo errore.

Allora, dopo un’analisi delle varie compagnie che hanno posti disponibili per la giornata odierna abbiamo scelto Smokey Bay Air Service e abbiamo concordato il seguente programma: l’escursione sarà nel pomeriggio, durerà 5-6 ore (1 ora di volo in idrovolante per raggiungere il parco, 3 ore tra gli orsi, 1 ora di volo per rientrare a Homer), avrà un costo… pazzesco, saremo accompagnati da una guida esperta che starà sempre vicino a noi e veglierà sulla nostra sicurezza. I grizzly bears non sono interessati all’uomo, ma è necessario saper interpretare i loro segnali: se un orso manifesta aggressività o eccessiva curiosità per gli umani è meglio praticare una ritirata strategica. Partiremo alle 14:00, voleremo fino a Hallo Bay, nella penisola di Katmai, oppure verso il Lake Clark National Park and Preserve, sempre nella penisola di Katmai. Una volta atterrati ci metteremo alla ricerca degli orsi, camminando per qualche chilometro (solitamente non più di un paio, le guide sanno già dove trovarli) e quindi ce ne staremo lì con loro ad osservarli, a fotografarli, a filmarli. Sarà un’esperienza unica, che non può essere vissuta in altri posto del mondo.

Ore 13:00. Ci rechiamo all’aeroporto, firmiamo il contratto, paghiamo il folle prezzo pattuito, indossiamo i lunghissimi stivaloni da pescatore necessari per andare a zonzo per la natura vergine alla ricerca degli orsi e aspettiamo che arrivi l’ora di imbarcarsi in aereo. Assieme a noi dovrebbero volare altre due persone, formando così un gruppetto di cinque esseri umani (più la guida) sulle tracce dei grizzly.

Ore 14:00. Gli altri compagni di viaggio non sono ancora arrivati, in compenso arriva Josh, il nostro pilota. Lo saluto sorridendo, sto per chiedergli qual è alla fine la nostra meta, ma vedo che ha una faccia seria. Hi guys, dice, bad news. Ciao ragazzi, brutte notizie.

In breve, forti venti nella località di destinazione rendono difficile l’atterraggio dell’ultraleggero sulla spiaggia. Inoltre, pare che di orsi facilmente raggiungibili in quella zona non ce ne siano. L’escursione è cancellata, ci rimborsano interamente il prezzo pagato e tanti saluti.

Però io vengo dall’Italia, non è che posso tornare la prossima settimana o tra un mese. Niente da fare, motivi di sicurezza, la sicurezza prima di ogni altra cosa.

Sarà, ma dove sono gli altri due che dovevano partire? Non si sono visti. Sorge naturale il sospetto che il vero motivo sia che far volare l’aereo con solo tre persone non sia sufficientemente profittevole. E poi, perché non mi propongo di rimandare a domattina? Noi faremmo ancora in tempo prima del necessario rientro ad Anchorage.

Niente da fare.

Sono idrofobo! Ce ne andiamo si, ma a visitare la sede delle altre compagnie, per sentire loro cosa fanno oggi. Ne contatto due delle più famose: loro oggi volano! E gli orsi (mi diranno alla sera) li hanno visti eccome! Domando se hanno posto per 3 persone per il giorno dopo, ma è tardi, hanno già venduto tutti i posti disponibili.

Purtroppo siamo a fine vacanza, ho programmato questa escursione a fine viaggio anziché all’inizio (secondo errore) e non ho previsto che potevano accadere contrattempi come questo (terzo errore), ma l’errore più grande è stato quello di affidarmi a questa organizzazione che evidentemente non è in grado di farsi un giro di clienti sufficiente da riempire un Cessna con 5 posti! E pensare che avevo consultato anche TipAdvisor e Smokey Bay Air aveva tutte recensioni eccellenti.

Alla sera, tristi e delusi, cerchiamo un po’ di consolazione andando a mangiare una pizza sullo Strip in un locale carino e molto molto rustico. Qui i tavoli non sono numerati, ma all’atto dell’ordinazione la cameriera ti consegna un animaletto di plastica che, quando paghi, devi riconsegnare alla cassiera, così saprà cosa hai consumato. Primitivo, ma simpatico. Be’, provate a dire che animale mi hanno dato?

Un tapiro!

Quando Silvia e Dario mi hanno visto con il tapiro in mano, consegnatomi da una bella ragazza alaskana anziché dal terribile Staffelli, sono scoppiati a ridere e io con loro.

Allora abbiamo capito tutto, solo allora abbiamo realizzato che oggi era il tredicesimo giorno di vacanza, che 5+8=13 e tutto quanto il resto. Contro la sfiga c’è poco da fare!

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