Tag

, , , , , ,

image

Ripartiamo per la prossima e ultima meta: Homer, nella parte meridionale della Kenai Peninsula.

Dopo un giorno di riposo ed il giusto apporto di pasticche e intrugli vari sono di nuovo in pista. L’unica consolazione per aver perso un giorno a letto febbricitante è che il tempo è stato pessimo, e pessimo lo è ancora stamattina quando ci svegliamo. Peccato, la tappa odierna prometteva bellissimi panorami, specialmente da Soldotna in poi, sul Cook Inlet e sull’Alaska Peninsula, con le sue vette montuose e i suoi numerosi vulcani attivi.

Geologicamente parlando, l’Alaska è una terra molto attiva: eruzioni vulcaniche e terremoti qui sono di casa. Le sue coste meridionali sono disposte proprio lungo il ring of fire, l’anello di fuoco del Pacifico che comprende, oltre all’Alaska, tutte le zone più sismiche del mondo (Giappone, California, Messico, Cile…)

Il viaggio verso Homer è tranquillo e poco esaltante, attraversiamo foreste immerse nella nebbia, laghi dalle acque plumbee, torrenti impetuosi dentro i quali, imperterriti, pescatori tutti d’un pezzo armeggiano con le loro canne incuranti della pioggia che li sferza. Cooper Landing e le acque del Russian River sono famose in tutto il mondo per ospitare i salmoni più grandi del pianeta: l’esemplare più grosso mai pescato è stato tratto all’amo proprio qui e la bilancia segnava 44 chilogrammi!

Più avanti, a sud di Soldotna, ci fermiamo a visitare il villaggio di Ninilchik e, poco dopo, quello di Nikolaevsk, che già dal nome tradiscono la chiara origine russa. Cosa c’entra la Russia con l’Alaska? Vi fu un tempo in cui L’Alaska apparteneva alla Russia e fu solo a metà del diciannovesimo secolo che venne acquistata per una pipa di tabacco dagli Stati Uniti. Lo Zar infatti non sapeva che farsene di questa terra inospitale e di difficile gestione e cercò pertanto di rifilarla agli americani, ma ecco che, poco dopo l’acquisto, questi ultimi scoprono nell’ordine: salmoni che Dio li mandava, oro, rame e altre materie prime e infine, un secolo dopo, petrolio! Pessimo affare per i poveri russi.

A Ninilchik andiamo a visitare una chiesetta con le cupole a cipolla dorate, nulla di straordinario se non l’originalità di trovare un pezzo di Russia negli Stati Uniti e la posizione alquanto panoramica (che però oggi a causa del maltempo non si apprezza), mentre a Nikolaevsk… non c’è proprio niente da vedere. Questo secondo paesino sarebbe sede di una comunità particolarmente tradizionalista di cristiani ortodossi, dovuta emigrare proprio a causa di contrasti religiosi con la chiesa russa. Pare che gli uomini abbiano il divieto di radersi e le donne l’obbligo di coprirsi il capo (mai sentita questa!) e che tutti rifiutino le modernità. Sarà forse a causa del maltempo o forse perché è ora di pranzo, non vediamo proprio nessuno, così ripartiamo alla volta di Homer.

Quando arriviamo il tempo è addirittura peggiorato, ora la nebbia è scesa e non riusciamo nemmeno a vedere il famoso panorama della città dall’alto, con lo Spit proteso verso l’oceano. Lo Spit è una lingua di terra che si stacca dalla costa e si estende per alcune miglia in mezzo al Cook Inlet, una cosa molto particolare non c’è che dire.

Allora andiamo a prendere possesso del nostro bed and breakfast, una bellissima casa con vista sulla baia. La proprietaria è gentilissima e, come fanno la maggior parte degli americani, si ferma a chiacchierare un po’ con noi. Una ragazza che lavora da lei, amica della figlia, studia italiano e viene a parlare anche lei con noi, per esercitarsi un po’.

Andiamo a farci un giretto sullo Spit, scattiamo qualche foto, nel frattempo ha smesso di piovere, e facciamo i piani per il giorno successivo, su cui per ora non dico niente per scaramanzia.

Annunci