Tag

, , , , ,

Prince William Sound, strano nome per un braccio di mare! Sound in inglese significa anche canale navigabile ed in effetti il Prince William Sound è solcato da traghetti che collegano alcune importanti località del South Central Alaska, alcune delle quali raggiungibili solo via mare, da petroliere in partenza dal terminal della Trans-Alaska Pipeline di Valdez, da una quantità di pescherecci sulla rotta dei branchi di halibut, da navi da crociera e barche da diporto.

Quanto al nome, di chiara matrice britannica, questo è dovuto al navigatore James Cook che battezzò il Sound intitolandolo all’allora principe (e futuro re) William. Allora come oggi i potenti andavano ossequiati con le dovute attenzioni. Oggi per fortuna nessuna isola o montagna viene intitolata ad un politico o ad altra persona influente, al massimo gli viene regalata (a sua insaputa) ma almeno non dobbiamo sopportare toponimi come Monte Silvio Berlusconi o Baia Matteo Renzi.

Il Sound è anche un luogo di una bellezza struggente: montagne alte 2000 metri precipitano vertiginosamente sul mare, creando fiordi profondi e verdissimi, isole sorgono qua e là creando una barriera protettiva per le onde e le correnti del Pacifico, ghiacciai sterminati discendono elegantemente verso il mare, disegnando traiettorie che seguono l’orografia ma anche la modificano con il loro movimento millenario. In questo contesto naturale di rara bellezza e maestosità vivono una grandissima quantità di animali marini: otarie, delfini, leoni marini, orche, balene e ancora uccelli marini di ogni genere, tra cui le splendide bald eagle, le aquile dalla testa bianca.

Giovedì mattina ci alziamo con calma. Ormai siamo in Alaska da una settimana ed il jet lag è completamente smaltito, quindi nessun problema a dormire fino a mattina. Facciamo colazione nella sala da pranzo del nostro B&B e ci dirigiamo al porto, dove l’imbarco è previsto per le 10:45. Salperemo con la Lu-Lu Belle, uno dei due operatori che organizzano escursioni di avvistamento animali e di avvicinamento al fronte del Columbia Glacier. Abbiamo scelto la Lu-Lu perché consigliata dalla nostra fedele guida Lonely Planet e perché da un’occhiata ai siti internet mi attirava di più. Con il senno di poi posso confermare la validità della scelta e consigliare caldamente a tutti questa gita, nonostante il costo non sia propriamente a buon mercato (125 dollari a persona): la visione del fronte del ghiacciaio Columbia, con gli iceberg che si staccano e cadono in acqua sollevando onde e spruzzi tutto intorno, dalla distanza ravvicinata a cui questo abile marinaio riesce a condurre il suo vascello, da sola vale un viaggio in Alaska. Una sola raccomandazione: copritevi molto, ma molto, ma molto bene!

Dicevamo, imbarco alle 10:45, breve briefing durante il quale il comandante e proprietario della bella nave ci illustra le principali regole da osservare, soprattutto per la sicurezza e poi partenza verso il Sound.

Uscendo dal porticciolo di Valdez ci rendiamo conto della vastità del Sound, il solo fiordo di Valdez è profondo molte miglia e dobbiamo navigare a lungo prima di uscire nel Sound. Vediamo subito branchi di otarie che riposano pigramente galleggiando a pancia in su. Giunti nella zona più aperta del PWS, il comandante vira improvvisamente a sinistra ed aumenta la velocità: ha avvistato una balena! Quando la nave giunge sul posto il cetaceo ovviamente non c’è più. Riemerge poco dopo ad una certa distanza dalla nostra barca, riusciamo a scorgere l’inconfondibile spruzzo della megattera, ma non abbiamo ovviamente il tempo nemmeno per inquadrarla, figuriamoci per scattarle una foto! Ma non importa, avvistiamo un branco di delfini e ci avviciniamo. Questi fantastici animali, non appena arriviamo loro vicino, iniziano ad ingaggiare con la nostra imbarcazione una gara di velocità e così ci troviamo a correre sull’acqua con i delfini che danzano davanti alla nostra prua. Meraviglioso! Successivamente incontriamo leoni marini, anatre ed altri uccelli, prima di recarci verso il Columbia Glacier, vera attrazione della giornata.

La marcia verso il ghiacciaio è lunga. Io e pochi altri temerari rimaniamo sul ponte a prua, sferzati da un vento gelido che sembra fuoriuscire dalle viscere del ghiacciaio. Quando arriviamo a poche miglia dal fronte ci troviamo circondati dagli iceberg! Non sono molto grandi, ma certamente non è bene andarci a sbattere contro. Il nostro nocchiere tuttavia è abilissimo a schivarli e così la nostra Lu-Lu Belle è l’unica imbarcazione ad avvicinarsi veramente al ghiacciaio. L’emozione di trovarsi li davanti è grandissima. Appena giunti di fronte a questo muro di ghiaccio alto 90 metri alcuni blocchi iniziano a franare in acqua, sollevando spruzzi altissimi e scatenando ondate che fanno traballare la nostra barca, ma non c’è da temere, siamo a distanza di sicurezza. Stiamo lì davanti per tre quarti d’ora e poi iniziamo la via del ritorno, paghi di quanto abbiamo avuto il privilegio di ammirare.

Annunci