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Del viaggio in aereo vi ho già detto nel post precedente. Una volta atterrati affrontiamo il solito disbrigo dell’immigrazione, con poliziotti sorridenti che ci fanno il terzo grado, ci prendono le impronte e ci fanno la fotografia. Poi andiamo a ritirare i bagagli e infine l’auto che abbiamo prenotato dall’Italia.

Questa è la parte più noiosa di un viaggio fai da te, gestire tutte le questioni organizzative: dove dormire, dove mangiare, i biglietti per questo e per quello, come arrivare di qua e di lá. I viaggi organizzati sono più comodi, sali a bordo e da quel momento sei affidato ad un accompagnatore sorridente che ti trasporta ovunque, non devi pensare a nulla, nessuna preoccupazione… Ma a me non piacciono. Preferisco di gran lunga la vacanza fai da te, con tutti i suoi possibili disagi e contrattempi, come quella volta che si fermò il motore dell’auto nel Custer State Park in South Dakota (vedere qui per scoprire come andò). E poi mi piace preparare il viaggio, studiando per mesi guide e cartine, siti e resoconti di altri viaggiatori, tirando avanti fino a notte fonda. È un modo per iniziare a viaggiare con la mente prima che con il corpo.

E così, ritirata l’auto, una Jeep Patriot, il nostro viaggio inizia per davvero. Il principale obiettivo di oggi però sarà cercare di tirare avanti il più tardi possibile: è mezzogiorno, ma per i nostri poveri organismi, sintonizzati sul meridiano GMT+1, l’orologio biologico segna le 22:00 (e siamo in piedi dalle quattro!). Così andiamo al nostro bed and breakfast, gestito da Irene, una simpaticissima signora olandese emigrata qui oltre quarant’anni fa e che parla anche l’italiano. Il posto si chiama Alaska European Bed and Breakfast, per ricordare le origini europee della titolare, e ogni camera è tematizzata. La nostra per esempio si chiama Africa ed è stata arredata ispirandosi al continente nero: lenzuola zebrate, coperte leopardate, lance e maschere tribali alle pareti, leoni e giaguari in peluche ovunque. Simpaticissima, non c’è che dire!

Andiamo a fare un giro a downtown. In realtà avremmo voglia di andare diretti a nanna, ma la buona regola del viaggiatore dice che bisogna cercare di adattarsi il più presto possibile al nuovo orario, così passeggiamo stancamente per la via principale di Anchorage entrando e uscendo per i negoziati di souvenir. Ci sarebbe un museo molto quotato, con esposizioni sulla corsa all’oro, sull’arte dei nativi e sulla flora e la fauna di questo paese, ma siamo degli zombie che vagano e poi è meglio stare all’aperto, esponendosi alla luce del sole per far capire al cervello che è giorno e che la ghiandola pineale non deve azzardarsi a secernere la melatonina.

Andiamo lungo lo Ship Creek, un corso d’acqua cittadino noto per essere letteralmente pullulante di salmoni. In effetti, appena ci avviciniamo alla riva notiamo un grosso esemplare dall’inconfondibile colore rosso che sguazza nell’acqua gelida. Lungo il torrente ci sono decine di pesatori intenti a fare incetta dei succulenti animali.

Ce ne torniamo lemmi lemmi verso l’Alaska European B&B e alle sette in punto ci mettiamo a dormire nella giungla della nostra Africa!

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