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Mt. McKinley (6194 metri), fonte: http://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Denali_Mt_McKinley.jpg

Mt. McKinley (6194 metri), fonte: National Park Service

Into the wild, gran bel film! Fotografia sublime, musiche coinvolgenti, storia appassionante. Ma non è per questo che abbiamo scelto l’Alaska.

Ricordo che frequentavo la terza elementare, forse la quarta, quando vidi una foto nel sussidiario (allora si chiamava così, nella preistoria degli anni settanta): rappresentava un ghiacciaio che scendeva in riva al mare, o forse era un lago, tutto circondato da montagne imponenti che si riflettevano su quelle acque blu. Fu amore a prima vista. Passano gli anni (parecchi) e veniamo ai giorni nostri, quando, pochi mesi fa, faccio vedere a mio figlio Dario un filmato girato nel Katmai National Park, dove si vedono delle meravigliose immagini di orsi grizzly che cacciano i salmoni ai piedi delle Brooks Falls. Anche Dario si innamora e così, convinta anche mamma Silvia che teme il freddo, iniziamo a pensarci seriamente.

È un viaggio impegnativo, sia dal punto di vista economico, dato il costo particolarmente elevato di ogni cosa a quelle latitudini, sia dal punto di vista fisico, viste le dieci ore di differenza di fuso orario e i venti gradi in meno di temperatura che mediamente troveremo lassù. Tuttavia i panorami, gli spazi infiniti, la natura selvaggia e la fauna padrona del territorio, dove è l’uomo ad essere ospite, ci ripagheranno sicuramente dello sforzo e delle fatiche.

Partiremo giovedì da Venezia e, dopo uno scalo a Francoforte, voleremo fino ad Anchorage da dove inizierà la nostra avventura. Abbiamo prenotato il volo di andata e ritorno e l’auto che ci porterà sulle scenic byways alaskane per quindici giorni. I nostri alloggi saranno ostelli, bed and breakfast, motel e, nelle località più remote, dormiremo in qualche lodge appositamente realizzato per chi non se la sente di passare la notte in tenda.

Dopo Anchorage partiremo verso nord, alla volta di Talkeetna, dove avremo un primo approccio con la Wilderness nordamericana. La tappa successiva sarà il Denali National Park, dove contiamo di fermarci tre giorni. Si tratta di un parco nazionale sterminato, in cui l’unica strada che lo attraversa, sterrata, percorre vallate e passi di montagna addentrandosi verso il nulla per 150 chilometri. All’interno di questo regno incontaminato, dove anche i sentieri segnati sono banditi, sorge la vetta più alta del Nord America, il Mt. McKinley, o Denali come lo chiamavano i nativi, che supera i seimila metri di altezza.

Partiremo quindi verso ovest e percorreremo un’altra strada non asfaltata, la Denali Highway, che attraversa la tundra artica per 220 chilometri tra montagne, fiumi impetuosi, laghi e ghiacciai fino a congiungersi con la Richardson Highway, la prima autostrada d’Alaska, che percorreremo verso sud fino a Valdez, cittadina celebre soprattutto per uno dei più catastrofici incidenti petroliferi della storia americana. Qui visiteremo il Prince William Sound, lo stupendo braccio di mare in cui, tra gli iceberg, nuotano orche, otarie e balene e quindi con un traghetto ci porteremo a Whittier e da qui a Seward. Siamo nella Kenai Peninsula, dove visiteremo ancora fiordi e ghiacciai. Da Homer voleremo in idrovolante nel Katmai, luogo dove è stato girato il video che ha fatto innamorare Dario, trent’anni dopo che il mio sussidiario delle elementari aveva conquistato me, e questa sarà la nostra ultima meta, prima di rientrare ad Anchorage e, da qui, in Italia.

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