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Chi ha letto il mio post dello scorso 9 marzo, Incanto ai piedi delle Marmarole, ricorderà la bianca distesa di neve che ricopriva il Pian dei Buoi e le montagne tutt’intorno, avvolte dal magico silenzio invernale. Ora la situazione è molto diversa: la natura si è risvegliata, i pascoli d’alta quota sono un’esplosione di colori e profumi, cento tonalità di verde hanno preso il sopravvento sul bianco uniforme mantello invernale che tutto copriva.

Sabato 7 giugno, le previsioni meteo sono favorevoli per una bella gita in mountain bike e così decido di salire la stretta stradina che da Lozzo di Cadore porta al Pian dei Buoi. Il tempo è bello, ma un po’ caldo, per fortuna lungo la salita incontro una fontana in cui rinfrescarmi.

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Quella che conduce al Pian dei Buoi è LA SALITA PERFETTA: una pendenza abbastanza costante sale dai 700 metri di Lozzo ai 1800 dell’altopiano con uno sviluppo di 12 chilometri ed un fondo regolare, senza strappi eccessivi, tutti ingredienti che mi consentono di procedere come amo di più, lentamente e senza soste, senza forzature, macinando chilometri in silenzio, immerso nella natura, nella bellezza e nella fatica. Già, natura, bellezza e fatica, le amo tutte e tre.

Giunto sul Pian dei Buoi mi fermo ad ammirare i panorami, a respirare l’aria frizzante, ad annusare i profumi della primavera inoltrata e a scattare qualche foto che condivido con voi.

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Ora voglio salire al Rifugio Ciareido, ci sono solo altri 200 metri di dislivello da percorrere, ma sono veramente ripidi e su un terreno impossibile! Ne faccio la metà in sella e gli altri a piedi, senza vergogna, spingendo il mio cavallo in lega di alluminio invece di trottare orgogliosamente fino al Rifugio. Qui mi attende un meritato e lauto pranzo: i gestori sono simpatici, cucinano ottimamente e mi danno buoni consigli per la discesa. Prima di mangiare scatto ancora qualche foto da questo poggio baciato dal sole e circondato dalle scintillanti e aguzze vette delle Marmarole.

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E’ ora di scendere, ma per prolungare ancora il divertimento decido di andare verso Auronzo, scendendo nella Val da Rin. Il sentiero è orientato verso nord (è lo stesso che avevo percorso tre mesi fa in salita) e quindi ci sono ancora tratti innevati e alcuni alberi caduti. Non incontro anima viva per tutta la discesa e quando arrivo ad Auronzo il solo è allo zenit. Ora devo salire nuovamente, sulla strada che porta al Passo S. Antonio: la salita non è ripida, ma è tutta sotto il sole e così la fatica, che a me piace così tanto, in questo momento mi piace un po’ meno!

Mi spiace, non posso mostrarvi altre foto perché il cellulare nel frattempo si scarica e così non ho testimonianze di questa seconda parte di percorso. A casa saranno in pensiero, mi dico, e così cerco una cabina telefonica per avvisare Silvia, mia moglie. A Danta ne trovo una, ma funziona solo a schede, che nessuno ha e nessuno più vende. Scendo allora a S. Stefano di Cadore, volando sui tornanti e qui mi imbatto nel medesimo problema: telefoni pubblici a scheda e nessuno che me ne venda una. La proprietaria di una cartoleria in centro è gentilissima e mi offre il proprio cellulare, con cui posso finalmente chiamare Silvia e informarla che sono ancora vivo.

Gli ultimi chilometri per tornare a Lozzo di Cadore li faccio sulla vecchia strada che porta a Cimagogna e che è da anni abbandonata, dopo la realizzazione della lunga e più veloce galleria. La vecchia strada corre in una gola chiusa tra pareti strapiombanti, al mio fianco il torrente impetuoso che ha scavato quella forra tra rapide e mulinelli. Dalla poesia del paradisiaco Pian dei Buoi all’inferno tormentato di questa gola scavata nelle rocce: spettacolare!

Se qualcuno volesse fare questo percorso, qui trovate il tracciato completo con distanze e dislivelli.

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