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Sono contento che a molti di voi sia piaciuto il mio post di sabato scorso, così ho pensato di pubblicare qualche informazione pratica su Pratopiazza e su come raggiungere questo fantastico altopiano, nel caso in cui a qualcuno venisse voglia di provare a raggiungerlo…

Ci sono diverse vie di salita, una delle quali da Braies, per veri sfaticati, di cui non voglio nemmeno accennare! Secondo me le cose belle nella vita bisogna sudarsele e conquistarle un po’ alla volta e la salita, più o meno faticosa che sia, alla fin fine è la parte più bella dell’escursione, forse anche più bella del traguardo finale…

Una via di accesso alla portata di tutti è quella che parte da Carbonin, una località posta sulla statale delle Dolomiti che collega Cortina d’Ampezzo con Dobbiaco in Val Pusteria. Provenendo da Cortina, superato il passo di Cimabanche e iniziata la discesa che conduce a Dobbiaco, poco prima di giungere nella località di Carbonin, sulla vostra sinistra si stacca una strada forestale (punti di riferimento: fontana e cartelli segnalatori).

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La strada sterrata è un ottimo percorso per famiglie e anche le persone meno allenate potranno raggiungere in meno di due ore il Rifugio Vallandro, posto proprio all’imbocco dell’altopiano di Pratopiazza.

L’itinerario si presta a fantastiche escursioni in tutti i periodi dell’anno. In estate, oltre che a piedi, può essere percorso in bicicletta: non serve essere dei fenomeni, anche se per salire 600 metri con una pendenza media del 10% un minimo di preparazione ci vuole. In inverno, quando la natura si addormenta e la neve ricopre ogni cosa, è meraviglioso salire con le racchette da neve ai piedi o con gli sci.

Man mano che si procede in salita le montagne, che inizialmente ammiravi dal basso verso l’alto, sembrano sempre più alla tua portata ed il panorama, dapprima strozzato e costretto dall’angusta valletta, si apre e prende forma.

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Il Rifugio Vallandro, poco oltre quota 2000, sembra quasi sorvegliare l’accesso all’altopiano. In realtà è un ottimo punto di ristoro dove gustare specialità altoatesine. Sabato ad esempio ho assaporato la minestra di zucca ed il formaggio grigio con cipolla, che consiglio caldamente a tutti.

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A questo punto siete arrivati. Potete decidere di riempirvi la pancia di squisitezze (ve lo siete meritato), di sdraiarvi su un prato e abbrustolirvi al sole, di passeggiare sui sentieri che attraversano l’altopiano ondulato o potete proseguire per raggiungere qualche ulteriore traguardo. Una bella escursione che si può fare partendo da qui è salire sul Picco di Vallandro, che richiede un ulteriore sforzo per superare altri 800 metri di dislivello oppure, come ho fatto io sabato scorso, il monte Specie o Strudelkopf come lo chiamano i tedeschi.

Non prima di aver ammirato i prati coperti di crocchi e i cespugli di erica in fiore!

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La salita sulla cima del monte Specie non presenta difficoltà, a parte lo sforzo di dover superare altri 300 metri di dislivello. Lungo il percorso mi fermo e mi volto indietro: il gruppo del Cristallo e del Pomagagnon sullo sfondo, il RIfugio Vallandro ormai è solo un minuscolo dettaglio in questo meraviglioso affresco naturale.

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L’ultima parte del percorso è tutta su neve dura e compatta, che non richiede né l’uso delle ciaspe né quello degli sci. Una vecchia fortificazione della prima guerra mondiale si frappone tra noi e la cima, ma nessun soldato monta la guardia, solo una targa commemorativa in tedesco ricorda coloro che non sono tornati da questi monti.

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E infine la cima. Tanto semplice e agevole da raggiungere (in estate anche in bici!) quanto spettacolare e poetica la vista che si gode da quassù (lascio a voi giudicare). Alla prossima!

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