Tag

, , , ,

… tutto lasciava presagire che quella fosse una giornata no. Sembrava proprio che tutte le divinità si fossero coalizzate contro di noi e che dall’alto dell’Olimpo lanciassero i loro strali, maledizioni e sciagure contro noi poveri mortali, ma procediamo con ordine.

Le previsioni del tempo erano favorevoli e, appena svegliati, vediamo subito che il tempo è assolutamente spettacolare: finalmente, dopo tanta pioggia, nebbia, nuvole e neve… una domenica dal cielo limpido e dal sole accecante. Una domenica bestiale, da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo al mondo.

Dopo avere a lungo parlamentato per mettere d’accordo tutta la numerosa famiglia di ben tre persone, optiamo per una gita in bicicletta sui Colli Euganei e quindi diamo il via ai preparativi: zainetto, panini, gonfiare le biciclette, montare il portabici… E qui iniziano i primi problemi.

Il porta biciclette si rompe, il guasto non è banale e non è immediatamente riparabile, bisogna saldare un pezzo che si è rotto. Gita rovinata? Neanche per sogno, abbassiamo i sedili posteriori dell’auto e accomodiamo le biciclette nel bagagliaio, dopo aver smontato le ruote anteriori e le selle. Dario sull’unico sedile posteriore superstite sta un po’ stretto, ma si adatta con pazienza e poi il viaggio è breve, quaranta minuti circa fino ad Abano. Via!

Poco dopo aver imboccato l’autostrada per Padova un colpo improvviso, fortissimo. Prendiamo un bello spavento e subito capiamo che un sasso ha colpito il parabrezza, infatti un piccolo puntino fa la sua compara sul vetro di fronte a noi, circondato a raggiera da brevi ma eloquenti piccole crepe.

Nemmeno sei mesi fa, un altro sasso in autostrada ci aveva costretto a sostituire l’intero parabrezza, con un costo di quasi seicento euro! Io dico: ho guidato per trent’anni e questa cosa dei sassi in autostrada non mi era mai successa, adesso improvvisamente due volte in sei mesi!

Prima il portabici, adesso il parabrezza, iniziamo ad avere qualche sospetto e a sentire odor di sfiga, ma nessuno vuole dire niente, la nostra razionalità e la nostra fede nel determinismo scientifico dell’universo galileiano ce lo impedisce, così proseguiamo nel nostro tragitto verso Abano Terme.

La sagoma arrotondata di Colli è ormai ben visibile quando prendiamo l’uscita e… Troviamo la strada chiusa per lavori! Nessuna deviazione, l’unica alternativa possibile è prendere una seconda strada che procede in direzione diametralmente opposta a quella da noi desiderata. La imbocchiamo comunque, prima o poi troveremo una laterale, un incrocio, un modo per portarci nella direzione auspicata, così la percorriamo fiduciosi per qualche chilometro finché… Finché decidiamo che è meglio tornare indietro e rimontare in autostrada, oggi non è giornata. Qualche mugugno inizia a sentirsi nell’abitacolo e la nostra fede in Newton e Galileo inizia a vacillare.

Saliti in autostrada accendiamo il navigatore e impostiamo la destinazione, chiediamo gentilmente all’apparecchio di calcolare il percorso ma… sembra che i satelliti si siano improvvisamente trasferiti sull’altro emisfero: l’aggeggio non trova i satelliti o i satelliti non vogliono comunicare con noi o non so che diavolo è successo, fatto sta che adesso è evidente che la sfiga ci perseguita. Tale conclusione poggia su solide basi scientifiche date dal fatto che al verificarsi di eventi diversi, l’esito è sempre stato a noi avverso, quindi mettiamocela via: la sfiga esiste e oggi ce l’ha con noi. Quando torneremo a casa scriveremo una pubblicazione scientifica sulla nostra scoperta, diventeremo famosi e concorreremo per un Nobel, ma intanto la nostra gita domenicale si mette proprio male.

Vaghiamo per le strade di campagna cercando di puntare il muso dell’auto verso i Colli che beffardi continuano ad osservarci da lontano e sembrano non avvicinarsi mai.

Alla fine, un po’ a naso e un po’ anche chiedendo (ah! L’antica arte di chiedere indicazioni all’uomo della strada, altro che i navigatori!) pian piano arriviamo alla nostra meta.

Cosa succederà adesso? Foreremo dopo pochi metri o, peggio, a metà percorso, nel punto più lontano dall’auto? Verremo coinvolti in un gigantesco tamponamento a catena tra biciclette o un gatto nero ci attraverserà la ciclabile? Un serial killer cammuffato da bicistoppista ci tenderà un agguato? Una nuvola fantozziana piomberà sulle nostre teste e inizierà a scaricare litri e litri di pioggia e grandine?

Timorosi iniziamo a pedalare. Il sole è tiepido, l’aria è tersa, la campagna intorno a noi è un gioiello. Sembra di essere in primavera inoltrata, altro che febbraio!

Stranamente non succede più nulla e la nostra giornata prosegue meravigliosamente bene tra colli, vigneti e antiche ville venete. A dire il vero non è proprio così, riesco a perdermi in cima al Monte Lonzina e devo scendere attraversando un fitto bosco pieno di rovi e terreno fangoso, ma questo fa parte dell’avventura e allora va bene così!

Il seguito della giornata non ve lo racconto, tutto va per il meglio, ci divertiamo e ci godiamo questo assaggio di primavera, la sfiga è stata sconfitta e Galileo e Newton non sono stati smentiti.

WP_20140223_001 WP_20140223_002 WP_20140223_003 WP_20140223_009

Annunci