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Stava camminando da qualche ora. Il bosco lo avvolgeva con i suoi odori, con i suoi rumori. Si era graffiato, era caduto, era sporco e sudato, ma era felice.
Si fermò. Non era più un ragazzino, un tempo non avrebbe avuto problemi a camminare così per ore e ore, ma adesso ci voleva una pausa. Si sedette su una pietra ed estrasse da una tasca un fazzoletto. Se lo passò sulla fronte e sul collo, poi rimase lì fermo, quasi in trance. Fu destato da un cinguettio, accanto a lui si era posato un uccellino. Il piumaggio scuro, sulle ali una macchiolina bianca e la coda arancione. Doveva essere un codirosso spazzacamino, probabilmente un maschio. Era una specie a lui molto cara. Sono uccelli monogami, il maschio e la femmina si alternano nella cova e nella cura dei piccoli. Strano trovarlo a questa altitudine, forse era salito più di quanto si aspettasse. Il problema è che non aveva la minima idea di dove fosse. Pensò a sua moglie…

La moglie era in pensiero. Esco a fare una passeggiata, le aveva detto Emilio. Ormai erano sposati da tanti anni e sapeva che quando lui si metteva in testa una cosa non c’era verso di fargli cambiare idea. Dietro la loro casa aveva scoperto un sentiero percorso dai caprioli. In realtà non era nemmeno un sentiero, era più che altro una traccia appena visibile, che si perdeva in un fitto bosco per andare a finire chissà dove. Emilio si era messo in testa che lui quella traccia voleva provare a percorrerla, voleva sentirsi libero come un capriolo, andare senza meta nel bosco seguendo le tracce degli animali.
E se ti perdi? Aveva detto lei. Così lui le aveva rimproverato l’eccessiva preoccupazione, lo stare sempre in ansia, l’affliggerlo con le sue paure irrazionali. Conosco ogni angolo di queste montagne, le aveva risposto. Sarò di ritorno per ora di pranzo. Hai preso il cellulare? Portati qualcosa da mangiare e da bere e portati una giacca per la pioggia e… Ma lui era uscito sbuffando e borbottando chissà quali improperi. Eppure, pensava Annarita, se non ci fossi io… Gli uomini sembrano così forti, così abili, sembrano così sicuri di loro stessi, ma poi si perdono in un bicchier d’acqua. Per fortuna ci siamo noi donne…

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Annarita ormai era veramente preoccupata. Il telefono di Emilio non era raggiungibile e l’ora di pranzo era trascorsa da un pezzo. Non sapeva che fare. Chiamò un amico che operava come volontario nel Soccorso Alpino e questi diramò subito l’allarme. La macchina dei soccorsi si mise rapidamente in moto.

Emilio era stanco. Aveva ripreso a camminare nel bosco. Un bosco sempre più fitto, un bosco che non riconosceva. Le cime delle montagne non gli erano familiari. Poteva aver percorso tanta strada? Poteva essersi allontanato così tanto da casa? Cercava di orientarsi osservando il sole ormai basso, ma non era sicuro se doveva dirigersi verso est o verso sud. Forse se fosse andato sempre verso nord avrebbe prima o poi incrociato la strada che sale verso il passo? Era confuso, stanco e affamato. Gli parve di sentire il rumore di un elicottero, si fermò e trattenne il respiro. Forse era solo la sua immaginazione, forse era meglio fermarsi a riposare.

Le ricerche non possono proseguire con il buio, le avevano detto. Riprenderemo a cercarlo domattina. E’ un uomo forte, riuscirà a superare la nottata in montagna. In questa stagione il clima non è più così rigido e in questi giorni le condizioni meteo sono favorevoli. Annarita non aveva chiuso occhio quella notte, il telefono sopra il comodino non dava segni di vita.

Le ricerche proseguirono per giorni e giorni, ma di Emilio nessuna traccia. Avevano battuto il bosco palmo a palmo, seguendo le tracce dei caprioli su per la montagna e giù per la vallata che si estendeva oltre il passo. Avevano sorvolato la zona con l’elicottero, volando a raso sulle cime degli alberi, ma non era servito. Annarita ormai non nutriva più speranze e si era chiusa in un silenzio denso di rimorso. Rimorso per non aver insistito quella mattina affinché non uscisse di casa, accampando una scusa qualsiasi, una di quelle scuse che le donne sono così brave a trovare quando serve. Se almeno trovassero il suo corpo, se almeno potessi dargli una sepoltura. L’idea del corpo del marito abbandonato in fondo a qualche dirupo non le dava pace e le causava incubi notturni.

Emilio era nel bosco e continuava a camminare. La stanchezza era passata e anche la fame. Provava un vago senso di nostalgia, ma in fondo stava bene, non aveva bisogno di alcunché. Aveva incontrato i caprioli e anche una lince, si era avvicinato agli animali e loro non erano fuggiti. Sembrava quasi che non lo vedessero, era bellissimo poterli osservare da vicino, vederli curare i propri piccoli, nutrirli, dormire accanto a loro per scaldarli. Si sentiva bene, in armonia con il bosco, con gli animali, con la natura, con l’Universo.

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