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Pubblico in questo articolo una pagina del mio diario scritto l’anno scorso durante il viaggio coast-to-coast negli Stati Uniti. L’intero diario di viaggio lo trovate qui.

Martedì 14 agosto 2012. Inizia una nuova fase del nostro viaggio. Fino a questo momento abbiamo sempre viaggiato verso ovest, nord-ovest negli ultimi giorni per raggiungere i parchi del South Dakota prima e del Wyoming poi. Da oggi il nostro itinerario vira bruscamente verso sud, infatti nel nostro attraversamento degli USA non potevamo non rispondere al fortissimo richiamo dei parchi del southwest: ciò che la natura offre in Utah, Arizona e California infatti è veramente notevole e, anche se in parte avevamo già visitato queste zone dieci anni fa, è troppo forte la tentazione di ritornare in luoghi epici come il Grand Canyon e la Monument Valley, luoghi che appartengono all’immaginario di tutti coloro che sono stati svezzati con pappette a base di John Wayne e Mezzogiorno di Fuoco, Clint Eastwood e Sergio Leone, Soldato Blu, Piccolo Grande Uomo e Balla coi Lupi.

I parchi nazionali del sud ovest sono infatti non solo dei luoghi fantastici, dove la natura ha creato delle opere d’arte mozzafiato scolpendo la roccia e colorandola in mille modi diversi, ma sono stati ampiamente utilizzati nei più grandi film western della storia del cinema.

Dunque oggi si parte verso sud e puntiamo dritti verso lo Utah e la sua capitale Salt Lake City, fondata dal mormone Brigham Young nel 1847 dopo aver guidato il suo popolo in un epico attraversamento della giovane America, dall’Illinois fin sulle sponde del Grande Lago Salato, dove pronunciò la celebre frase: “This is the place”.

La strada è lunga e Tortuosa e anche noi ci sentiamo dei novelli Brigham Young nell’attraversare questi luoghi inospitali e selvaggi, ma siamo appena partiti e, mentre siamo ancora all’interno dei confini del parco di Yellowstone, attraversiamo la Continental Divide, ossia la linea spartiacque che divide tutti i corsi d’acqua statunitensi: quelli che scorrono a est di questa linea alimentano l’Atlantico, quelli a ovest il Pacifico. Proprio su quest’orlo immaginario, il placido Isa Lake alimenta entrambi gli Oceani. Che strana cosa!

Poche decine di miglia a sud di Yellowstone entriamo in un altro parco nazionale: il Grand Teton National Park, dominato dall’imponente catena montuosa della Teton Range. Anche qui la storia ci parla di pionieri ed esploratori. I primi ad arrivare in questi luoghi furono dei francesi che rimasero impressionati dall’imponenza di queste montagne che si ergono improvvisamente dalla pianura per raggiungere e superare i 4000 metri di altezza. Le forme ardite e tuttavia regolari di queste montagne risvegliarono nei trapper francesi ricordi da tempo assopiti: certamente non vedevano una donna da molti mesi e la vista dei profili delle montagne richiamò in loro il pensiero delle grazie muliebri, da cui il nome di Grand Téton, il cui significato in francese non è difficile da afferrare.

Certamente serve una gran fantasia per pensare a dei seni femminili guardando una montagna, ma l’astinenza, si sa, è una brutta bestia e così eccoci ad ammirare queste grandi tette ricoperte di boschi, roccia e ghiaccio che si stagliano di fronte a noi. Facciamo una puntatina al visitor center e recuperiamo una mappa del parco, poi percorriamo una scenic drive che tocca alcuni punti panoramici, ma non c’è molto tempo per fare altre soste: la strada da fare è tanta e si snoda su tracciati i cui limiti di velocità non ti consentono di correre più di tanto, anche perché attraversano molti centri abitati.

Indossiamo dunque i panni di Brigham Young e guidati dalla fede nei Santi dell’Ultimo Giorno ci lanciamo attraverso le montagne e le praterie del Wyoming, attraversiamo il confine con l’Idaho, orgogliosi di mettere una bandierina anche in questo Stato, ed entriamo finalmente nello Utah.

Arriviamo a Salt Lake City che sono le sei di sera, abbiamo percorso quasi 600 chilometri e ormai le ossa ci dolgono come se avessimo cavalcato su una rigida sella di cuoio anziché sulle comode poltrone molleggiate della nostra Toyota Camry (ma che cavolo di macchina è?). L’accesso alla capitale dello Utah è complesso e caotico come in ogni metropoli americana che si rispetti, ma poi il centro cittadino è bene ordinato e ci si orienta facilmente: arriviamo dritti sparati al Red Lion Hotel e prendiamo possesso della nostra camera: THIS IS THE PLACE!

Usciamo, spinti dalla forza interiore dei pellegrini che si è risvegliata in noi, e presi da sacro furore corriamo a Temple Square, il centro cittadino dove sorgono i più importanti monumenti la città. Si vede che il benessere abita qui: le vie sono linde e perfette come la casetta di una zitella danarosa e tutto è decorato con piante e fiori coloratissimi, ruscelletti scorrono ai bordi delle strade e una cascata scende a balzi da un grande edificio.

È tardi e andiamo a mangiare. Grazie a Yelp scopriamo Settebello, una pizzeria dove finalmente mangiamo la vera pizza napoletana, la più buona che abbiamo mai mangiato in America. Dai lineamenti il pizzaiolo è chiaramente italico del sud e dal forno a legna presto escono due margherite con vera mozzarella di bufala ed una marinara con vero aglio (che sia benedetto) e foglie di basilico che le avevo sognate di notte. C’è persino la birra Moretti: THIS IS THE PLACE!

Bisonte nel Parco Nazionale di Yellowstone

Bisonte nel Parco Nazionale di Yellowstone

Continental Divide

Continental Divide, la linea spartiacque che divide i fiumi statunitensi tra quelli che alimentano l’Atlantico e quelli che sfociano nel Pacifico

Grand Téton

Nel Parco Nazionale del Grand Téton

Salt Lake City - The Temple

Salt Lake City – The Temple

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