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Wilderness è una parola che piace molto agli americani e nei parchi nazionali è una specie di mantra che si ripete in mille occasioni. Se consultate qualche dizionario troverete che significa “landa desolata” oppure “deserto”, ma a me piace tradurla con “natura incontaminata”.

Infatti, il concetto di wilderness è quello di un luogo dove l’uomo non interviene in alcun modo e, se lo fa, cerca non solo di non alterare gli equilibri ma addirittura di non lasciare alcuna traccia. Qualche esempio? Durante un’escursione in queste regioni non si cammina in fila indiana, per non creare dei sentieri. Quando si mangia del cibo, non solo si riportano indietro i rifiuti, ma addirittura non si lasciano cadere le briciole a terra, affinché gli animali non si abituino al cibo umano!

La giornata di oggi è dedicata ad una wilderness esperience chiamata “discovery hike” o semplicemente “disco hike”. Si tratta di un’escursione guidata da un ranger del parco nazionale a cui possono partecipare al massimo una decina di persone e che si svolge, come si diceva prima, fuori da qualsiasi percorso, traccia o sentiero. Il punto di partenza è il solito Wilderness Access Center, detto anche WAC, posto all’ingresso del parco. Qui ci troviamo alle 7:45 con gli altri partecipanti e prendiamo uno shuttle bus che ci porterà nel luogo da cui inizierà l’escursione, al mile 26 della Park Road. La nostra accompagnatrice, la ranger Cathy, sale sul bus dopo di noi e inizia a fare l’appello: oggi siamo sotto la sua custodia!
Scesi dall’autobus ci raduna tutti in cerchio (siamo in sette oltre a lei) e iniziamo a familiarizzare, ognuno si presenta, spiega da dove viene e cosa lo ha spinto a prendere parte a questa iniziativa. I nostri compagni di oggi sono tutti americani: due texani, due dell’Iowa e uno di Detroit. La nostra presenza sembra meravigliare un po’ tutti: cosa ci farà una famiglia italiana quassù? Dario poi è l’unico ragazzo, ma lui è abituato a fare cose che altri suoi coetanei reputerebbero poco attraenti (se non addirittura assurde).

Durante questo briefing iniziale, una lezione importante riguarda come comportarsi con gli animali. Queste zone sono popolate da alcuni grandi mammiferi, come caribù, alci, lupi e orsi. Questi animali non vanno spontaneamente in cerca dell’uomo, se lo vedono in lontananza di solito cambiano strada. Il problema si pone quando si cammina nella foresta o nel Bush, in questo caso si deve fare rumore, parlare ad alta voce, cantare, gridare di tanto in tanto. Gli animali sono schivi, riconoscono la voce umana e si allontanano. La parte più bella della lezione è quando Cathy ci dice come comportarci in caso di incontro ravvicinato con un orso. Qualora per un malaugurato caso l’orso non si sia accorto di noi o non abbia fatto in tempo ad allontanarsi, bisogna innanzitutto fermarsi, possibilmente compattando il gruppo per sembrare più grandi ai suoi occhi. Bisogna assolutamente evitare di scappare, perché da quel momento saremmo considerati una preda e l’animale inevitabilmente ci inseguirebbe. Se l’orso non si allontana ma dovesse caricarci, Cathy ci mostra una bomboletta spray al peperoncino, appositamente creata per difendersi da un eventuale attacco (a fine escursione le ho chiesto se ha mai dovuto usarne una… Mi ha detto di no!). Se la bomboletta dovesse rivelarsi inefficace, sdraiarsi a terra a pancia in giù, con le mani dietro la nuca: solitamente gli orsi annusano un po’ e se ne vanno, ma se l’animale dovesse iniziare ad attaccare veramente una persona… Questa dovrà lottare e difendersi.

Dopo questa spiegazione ci è passata un po’ la voglia di addentrarci nel bush, ma bando ai timori infondati, è molto più probabile finire schiacciati in un incidente d’auto o morire di infarto che per mano, pardon zampa, di un grizzly in Alaska! E così iniziamo la nostra disco hike, chiamando a gran voce HEY BEAR! ogni due o tre minuti.

Dopo poche decine di metri la strada dove il bus ci aveva lasciati non si vede più e non si sente più alcun rumore a parte il vento, il torrente impetuoso che scorre nella vallata ed il ticchettio della pioggia che picchietta sul cappuccio del nostro poncho. Infatti piove, non l’avevo ancora scritto, e pioverà tutto il giorno, per una vera wilderness experience!

Camminare nella natura incontaminata è un’esperienza unica: davanti a noi nessun sentiero, nessuna indicazione, nessuna traccia di umano passaggio. È bellissimo trovare la propria strada, diversa da quella degli altri escursionisti perché non dobbiamo camminare in fila indiana, guardando il terreno per riconoscere eventuali tracce di animali, chinandosi per passare sotto i rami, aggirando i cespugli più fitti. Il tutto mentre siamo immersi nella musica della natura: pioggia che accarezza il bosco, acqua corrente del fiume che attraversa la vallata saltando sulle rocce, vento che si incunea tra le montagne e poi scende fino a lambire le cime degli abeti.

Cathy ogni tanto richiama la nostra attenzione su un fiore, su una pianta o sulle impronte di qualche animale. Vediamo così il cibo preferito dagli alci: degli arbusti dalle morbide e succulente foglie che in estate nutrono questi splendidi animali, ma di cui, durante il terribile inverno alaskano con quaranta gradi sotto zero, vengono mangiati anche i rami!

Ecco degli escrementi, sono secchi e quindi l’animale che li ha lasciati, un caribù, ormai è molto lontano. Degli altri escrementi più freschi e le tracce tutto intorno sembrano appartenere ad un alce: sono simili a quelle di un qualsiasi altro cervide, ma sono molto, molto più grandi!

Ad un certo punto mi imbatto in una serie di impronte veramente impressionanti, non possono che appartenere ad un orso! Vicino ci sono i resti della sua digestione, anche questi sono notevoli!

Andiamo avanti così per diverse ore, ogni tanto ci fermiamo a parlare, a scambiare impressioni sul concetto di wilderness, di quanto sia preziosa l’esistenza di luoghi dove la natura possa regnare incontrastata e svilupparsi secondo le proprie leggi millenarie, di come l’esistenza di questo eden sia una grande consolazione anche per noi umani, una garanzia che nonostante le mostruosità che l’uomo sta compiendo in tutto il pianeta, la Natura è ancora in grado di riprendersi rapidamente ciò che le spetta.

Nessuno squillo di telefono, nessun rumore di motori, nessun impegno da rispettare, solo il quieto, tranquillo, naturale passeggiare nella natura incontaminata, dentro il suo grande abbraccio, noi tutti parte di Lei.

La pioggia continua a cadere, il poncho ha protetto bene la parte alta del mio corpo, ma i miei piedi sono fradici, e anche le gambe dalla coscia in giù. Sentirmi bagnato è un altro modo per sentirmi parte della natura circostante, sono un po’ fiume, un po’ bosco anch’io!

Le impronte di orso aumentano, in alcuni punti ha scavato il terreno alla ricerca di tuberi che crescono da queste parti e di cui si nutre, ne troviamo i resti sgranocchiati. Troviamo altri escrementi, sempre più freschi, e allora le nostre voci squillano con maggiore frequenza, HEY BEAR! e anche con un pizzico di nervosismo: speriamo di non dover mettere in pratica la lezione di Cathy!
Ma così non è, il grizzly non c’è o se c’era si allontana e non si fa vedere, meglio così!

Arriviamo alla fine della nostra escursione, ritroviamo la strada ed un comodo e tiepido autobus che ci riporta nella civiltà, mentre voltiamo un’ultima volta la testa verso la fitta vegetazione e immaginiamo di scorgere tra il fogliame l’ombra del nostro orso che vigila il suo territorio.

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