Daniza: da star da copertina a pericolo pubblico

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Daniza era una splendida orsa di 19 anni, la più anziana presente in Trentino, ed era una vera star, tant’è che il Rapporto Orso 2013 della Provincia Autonoma di Trento (scaricabile da qui) le dedicava nientemeno che l’onore della copertina. Un’orsa da copertina dunque, menzionata ben 32 volte nel citato rapporto della Provincia sulla popolazione degli orsi in Trentino. Solo lei e Gasper avevano un vero nome, tutti gli altri orsi venivano riconosciuti mediante una sigla (KJ1, M7, F8…). D’altra parte Daniza era una fondatrice, uno dei dieci plantigradi rilasciati tra il 1999 ed il 2002 nel territorio trentino, per ripopolarlo e per evitare la completa scomparsa di questi splendidi animali da queste montagne. Continua a leggere

Sculture di lava

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La pietra è da sempre materia principe nella scultura. Un blocco di granito, martello, scalpello, un’idea originale, una mano sapiente e tanto olio di gomito. Ma cosa succede quando è la mano della natura a scolpire la materia?

Il risultato non è mai banale e comunica tutta la drammaticità degli elementi che hanno contribuito a forgiare la materia in quella forma. Ammirate una scultura come questa

Pantelleria, nei pressi del laghetto delle ondine

Pantelleria, nei pressi del laghetto delle ondine

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Inferno pantesco

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Ingresso del bagno asciutto di Sibà

Ingresso del bagno asciutto di Sibà

No, nessun errore ortografico. Avete letto bene: “pantesco”, non “dantesco”.

Pantesco è l’aggettivo che contraddistingue ciò che è di Pantelleria, quindi le abitazioni pantesche, i cittadini panteschi, la cucina pantesca e così via. Ma l’inferno cosa c’entra? Continua a leggere

Cogli l’attimo

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Tramonto a Pantelleria

Tramonto a Pantelleria

Ogni tramonto è uno spettacolo unico. Il sole tramonta ogni sera, è vero, ma ogni volta c’è qualcosa di diverso: il colore del cielo, le nuvole attorno, il luogo da cui lo ammiri, ma anche i tuoi sentimenti in quel momento e le persone che ti accompagnano rendono l’esperienza ogni volta nuova ed elettrizzante. Continua a leggere

La figlia del vento

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Sto trascorrendo qualche giorno a Pantelleria, per godere di un po’ di quel sole che mai come quest’anno tanto si è fatto desiderare alle nordiche latitudini.

È la prima volta che visito quest’isola e devo dire che mi ha stupito piacevolmente. Non mi ero documentato prima della partenza e pur conoscendone qualche tratto distintivo, come i tipici dammusi ed il celebre vino passito, la immaginavo soprattutto una meta turistica balneare. Invece l’isola ha una sua fortissima identità, fatta di terrazzamenti e coltivazioni che la legano fortemente alla terra più che al mare, ma l’aggettivo che utilizzerei per descriverla è “intatta”. Continua a leggere

Alaskan mountains

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La montagna più alta del Nord America abita qui, nell’Alaska centrale, all’interno del Denali National Park. La montagna dai molti nomi: McKinley, come la chiamano gli americani di oggi, o Denali, come la chiamavano gli americani di un tempo, gli Athabaska.

Ma l’Alaska ospita altre montagne assolutamente spettacolari, i cui massicci ricoperti di ghiaccio si innalzano sulle verdi distese delle foreste.

In questo post pubblico alcune foto di montagne scattate durante il mio recente viaggio nelle regioni dell’Interior e del Southcentral.

IMG_0214 Continua a leggere

Alaskan roads

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Fonte: State of Alaska, http://www.byways.alaska.gov

Viaggiare lungo le scenic byways alaskane, comodamente seduti sulla propria auto e ammirando i meravigliosi panorami che si estendono a perdita d’occhio attorno a noi. Anche solo questo è un valido motivo per un viaggio in Alaska.

Di tanto in tanto un punto panoramico, con un cannocchiale messo là da non si sa chi in mezzo al nulla, a disposizione di chi vuol fermarsi ed ammirare i monti, i fiumi e le vallate. La città – se possiamo chiamarla così – più vicina a cento chilometri, nessun segnale per il tuo cellulare, la strada deserta. Solo il vento che soffia impetuoso increspa la superficie del lago e fa ondeggiare le cime degli alberi, mentre tu, avvolto nella tua giacca a vento, respiri la libertà.

Ogni cosa attorno a te sembra ingrandita rispetto a ciò che sei solito vedere: le strade sono più larghe, le curve più ampie, le vallate che attraversi sono grandiosi anfiteatri naturali, le montagne altissime, i laghi si susseguono a perdita d’occhio, incastonati in foreste di smeraldo senza fine. Non di rado un animale ti attraversa la strada o fa capolino tra gli alberi.

La Denali Highway, che collega Cantwell a Paxson, è stata la più bella: 220 chilometri di sterrato attraverso foreste, taiga e tundra. Nessun paese, nessun villaggio, nessun distributore di benzina in mezzo. Il Mt. McKinley a ovest, il Wrangell St. Elias a est, due giganti di roccia e di ghiaccio a fungere da monumentali pietre miliari, a segnare il paesaggio e la fantasia dei viaggiatori.

Le foto che pubblico qui sotto sono state scattate per la maggior parte sulla Denali. Guardate la panoramica (la quinta dall’alto), apritela a tutto schermo e immaginate di trovarvi lì da soli, poi ditemi cosa avete provato.

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Sul tratto iniziale della Denali Hwy, Mt. McKinley in lontananza

 

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Denali Hwy

 

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Denali Hwy, sembra non finire mai

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Un giovane caribù fugge all’approssimarsi della nostra auto

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Panoramica

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Denali Hwy, gli ultimi 20 miglia sono asfaltati

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Richardson Highway, salendo verso Thompson Pass, prossima fermata: Valdez

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Sterling Highway, scendendo verso Homer, sullo sfondo lo Spit

Alaska dall’alto

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ALF

Alaska, the last frontier. Questa la scritta che campeggia sulle targhe degli automezzi alaskani.

E non c’è definizione più adatta per questo Stato, dove le città degne di questo nome si contano sulle dita di una sola mano, dove oltre metà del territorio non è raggiungibile che con piccoli aerei che atterrano su piste improvvisate nella foresta, sulle spiagge e sulle superfici dei laghi, dove tra un paesino ed un altro si estendono miglia e miglia di foreste abitate da orsi, alci e caribù.

Per capire l’immensità di questi luoghi non c’è niente di meglio che levarsi in volo e guardarli dall’alto. Ecco allora che il paese che ti sembrava tanto accogliente diventa piccino piccino, ecco che la foresta diviene immensa, ecco che la montagna che ammiravi in lontananza si tramuta in un gigante di roccia e di ghiaccio.

In questo post pubblico alcune fotografie scattate dall’aereo nella regione dell’Interior, attorno al Mount McKinley, la vetta più alta del Nord America.

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Bye bye Alaska, rientro alla base

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Come ogni cosa a questo mondo, anche questo viaggio si conclude. Partenza da Anchorage il 7 agosto con volo Condor delle 12:55, cambio a Francoforte, arrivo a Venezia il giorno dopo alle 13:45.

Il viaggio di ritorno per me ha sempre un sapore strano: un po’ dolce per i ricordi che continui a rinfrescare guardando e riguardando le foto mentre l’aereo ti riporta a casa, un po’ amaro per il dispiacere di non poter viaggiare ancora e perché sai che forse non tornerai mai più in quei luoghi, un po’ aspro perché tornano alla mente i problemi di lavoro che magicamente avevi dimenticato nelle ultime settimane e di nuovo un po’ dolce perché in fondo casa è sempre casa e poi c’è sempre un nuovo viaggio a cui pensare.

L’aereo vola sicuro nei cieli artici, il monitor disegna la parabola che da Anchorage porta a Francoforte mentre fuori dai finestrini il sole splende perennemente, anche se è notte la luce non accenna a diminuire. Si inganna il tempo in molti modi, guardando le foto, scrivendo, leggendo, chiacchierando, tentando inutilmente di dormire.

Quali sono stati gli highlights di questo viaggio? Chissà, ci sarà tempo per deciderlo, per ora i ricordi si accavallano irregolarmente e le immagini si materializzano davanti ai miei occhi: la cima del McKinley, la natura sconfinata del Denali Park, la Denali Highway lanciata nella tundra, i fiordi di Valdez, i ghiacci del Columbia, gli orsi, le balene, le orche, le foreste senza fine, gli halibut giganti, i laghi glaciali, i torrenti impetuosi…

Avresti voluto fare di più, più giorni, più escursioni, più animali, più a nord, più persone, più esperienze, ma sai di essere fortunato, sai che un viaggio simile è un privilegio e quindi giosci e ringrazia per quello che hai potuto fare e per i compagni di viaggio che ti hanno seguito, qui e nella vita.

Mentre l’aereo vola a undicimila metri, a ottocento chilometri orari sopra le nubi, sopra la Groenlandia, pensi a tutto questo e il sapore ridiventa dolce, dolcissimo.

Nei prossimi giorni riordinerò le fotografie scattate, i video girati. Pubblicherò altri post sull’Alaska, magari più da guardare che da leggere, tempo permettendo ovviamente. Grazie a quanti ci hanno seguito in questi giorni, io Silvia e Dario ci siamo sentiti meno soli grazie a voi in questa terra sconfinata e lontana.

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