Più in alto delle nuvole

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Un mare di nuvole bianche sotto di me, come un soffice giaciglio di piume sotto la coperta turchese del cielo. Una bianca distesa lattiginosa riempie l’immenso catino della valle, circondata dalle alte vette dolomitiche, rocciosi e insuperabili guardiani di millenaria memoria. Come onde impetuose le nuvole si infrangono sulla montagna e la bianca schiuma si disperde tra le rocce, gli abeti, i cespugli, i ghiaioni.

Mentre pedalo lentamente, ritmicamente come piace a me, mi alzo sempre più di quota e osservo questo magico mondo che mi circonda. Il sole splende nel cielo e proietta lunghe ombre ottobrine sul percorso. La strada sterrata si snoda e si inerpica sul fianco della montagna, disegnando curve sinuose e regolari tra i boschi di larici e abeti.

Alla fine arrivo sulla cima, lo sguardo spazia tutto intorno. I paesi riposano ancora sotto la coperta di nubi, mentre le montagne imponenti svettano verso il cielo: Antelao, Civetta, Pelmo, Tofane, Sorapiss, tutte oltre quota tremila, maestose divinità pagane orgogliosamente immobili, arcaici testimoni di milioni di anni di storia.

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L’anello delle meraviglie

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L’ultima volta ero venuto da queste parti lo scorso 17 maggio. C’era ancora la neve, come potete vedere qui e qui, ed ero salito a piedi. Stavolta ho scelto la mountain bike, in modo da poter fare un lungo  percorso ad anello, scendendo verso Braies e la Val Pusteria. Partenza sempre da Carbonin, alle prime luci di sabato 18 ottobre.

Partire la mattina presto offre molti vantaggi: salire in solitaria lungo sentieri deserti, incontrare animali selvatici, assistere ai primi raggi di sole che illuminano il cielo e le cime dei monti.

Il bosco di primo mattino è freddo e umido. Alla partenza il termometro dell’auto segna zero gradi e devo fare un po’ di stretching per evitare strappi muscolari, visto che l’avvio è subito in salita.

L’aria fredda entra nei polmoni e mi dà una scossa improvvisa, scalzando gli ultimi residui del torpore che mi portavo ancora appresso dal letto. Salgo sui pedali e inizio a spingere con decisione, in modo da scaldarmi un po’, visto che indosso i pantaloncini estivi e le gambe sembrano due pezzi di ghiaccio.

Il bosco addormentato è una coperta verde scuro, mentre il cielo azzurro presagisce la splendida giornata che verrà.

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Pedalando in paradiso

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Sabato ho percorso quello che, probabilmente, è il più bell’itinerario che si possa fare in mountain bike sulle Dolomiti. Sicuramente il più bello che io abbia mai fatto, assieme al Sentiero delle Malghe di cui vi ho parlato nel post precedente.

Bisogna dire subito che è un’escursione impegnativa: 40 chilometri tutti sterrati e quasi 2000 metri di dislivello richiedono un certo allenamento. La pendenza media non è eccessiva, ma alcuni tratti superano il 20% ed il fondo smosso non aiuta. Poco male, si può sempre scendere dalla sella e procedere a spinta, come faccio io che non devo dimostrare niente a nessuno e non mi preoccupo di fare la figura dello spompato.

Il percorso attraversa due parchi naturali, quello delle Dolomiti d’Ampezzo e quello di Fanes-Sennes-Braies, tra le due province di Belluno e Bolzano. Si tratta di un’area veramente bellissima, circondata da montagne imponenti, ricca di corsi d’acqua, pascoli, animali, vedute mozzafiato.

È anche una zona molto frequentata, si tratta infatti di un percorso famoso, celebrato in molti libri dedicati agli appassionati delle “ruote grasse” che arrivano qui da ogni dove (molti tedeschi soprattutto). A ciò si aggiungano i numerosi rifugi che operano servizio di alberghetto e nei quali si mangia decisamente bene, capirete quindi perché vengo qui solo in autunno…  Continua a leggere

Il Sentiero delle Malghe in Val Visdende

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Ormai l’estate è finita (ma era mai cominciata?) e siamo tutti concentrati sul lavoro, sulla scuola, sulla vita di sempre. Ogni tanto la mente torna a questa strana estate, fatta di cieli grigi, umidità, ma anche dalle esperienze fantastiche che ho vissuto e vi ho narrato: l’Alaska, Pantelleria, le escursioni in montagna…

Proprio di una di queste vorrei parlarvi, di una bella pedalata in montagna fatta nel week end di ferragosto, in un ambiente solitario, lontano dalla folla, immersi in una natura meravigliosa e solenne.

Ferragosto lontano dalla folla? Stai dando i numeri forse? Direte voi.

Assolutamente no. In mezzo alle Dolomiti, a meno di un’ora dal caos mondano di Cortina d’Ampezzo, incastonata tra montagne aspre, con una via d’accesso tortuosa, sovente interrotta da frane e slavine, la Val Visdende è un autentico paradiso di boschi, prati e pascoli.

Ovviamente il turismo qui arriva copioso, tant’è che le Regole del Comelico impongono un curioso ticket di 5 euro per quanti desiderano accedere alla Valle (formalmente si tratta del costo per il parcheggio), ma basta mettere in moto gambe e polmoni e pian piano la folla svanisce sotto di noi. La Valle diventa piccina, le vette appaiono più grandi, il cielo si spalanca sopra le nostre teste, il silenzio si espande attorno a noi, interrotto dal canto del vento e dal rumore della ruota che macina il terreno.

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Daniza: da star da copertina a pericolo pubblico

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Daniza era una splendida orsa di 19 anni, la più anziana presente in Trentino, ed era una vera star, tant’è che il Rapporto Orso 2013 della Provincia Autonoma di Trento (scaricabile da qui) le dedicava nientemeno che l’onore della copertina. Un’orsa da copertina dunque, menzionata ben 32 volte nel citato rapporto della Provincia sulla popolazione degli orsi in Trentino. Solo lei e Gasper avevano un vero nome, tutti gli altri orsi venivano riconosciuti mediante una sigla (KJ1, M7, F8…). D’altra parte Daniza era una fondatrice, uno dei dieci plantigradi rilasciati tra il 1999 ed il 2002 nel territorio trentino, per ripopolarlo e per evitare la completa scomparsa di questi splendidi animali da queste montagne. Continua a leggere

Sculture di lava

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La pietra è da sempre materia principe nella scultura. Un blocco di granito, martello, scalpello, un’idea originale, una mano sapiente e tanto olio di gomito. Ma cosa succede quando è la mano della natura a scolpire la materia?

Il risultato non è mai banale e comunica tutta la drammaticità degli elementi che hanno contribuito a forgiare la materia in quella forma. Ammirate una scultura come questa

Pantelleria, nei pressi del laghetto delle ondine

Pantelleria, nei pressi del laghetto delle ondine

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Inferno pantesco

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Ingresso del bagno asciutto di Sibà

Ingresso del bagno asciutto di Sibà

No, nessun errore ortografico. Avete letto bene: “pantesco”, non “dantesco”.

Pantesco è l’aggettivo che contraddistingue ciò che è di Pantelleria, quindi le abitazioni pantesche, i cittadini panteschi, la cucina pantesca e così via. Ma l’inferno cosa c’entra? Continua a leggere

Cogli l’attimo

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Tramonto a Pantelleria

Tramonto a Pantelleria

Ogni tramonto è uno spettacolo unico. Il sole tramonta ogni sera, è vero, ma ogni volta c’è qualcosa di diverso: il colore del cielo, le nuvole attorno, il luogo da cui lo ammiri, ma anche i tuoi sentimenti in quel momento e le persone che ti accompagnano rendono l’esperienza ogni volta nuova ed elettrizzante. Continua a leggere

La figlia del vento

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Sto trascorrendo qualche giorno a Pantelleria, per godere di un po’ di quel sole che mai come quest’anno tanto si è fatto desiderare alle nordiche latitudini.

È la prima volta che visito quest’isola e devo dire che mi ha stupito piacevolmente. Non mi ero documentato prima della partenza e pur conoscendone qualche tratto distintivo, come i tipici dammusi ed il celebre vino passito, la immaginavo soprattutto una meta turistica balneare. Invece l’isola ha una sua fortissima identità, fatta di terrazzamenti e coltivazioni che la legano fortemente alla terra più che al mare, ma l’aggettivo che utilizzerei per descriverla è “intatta”. Continua a leggere

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